La Libia: "Calderoli ministro? Ripercussioni catastrofiche"

Il figlio di Gheddafi attacca l'esponente della Lega che l'agenzia ufficiale Jana indica come il "vero assassino" dei libici morti a Bengasi nel 2006 in seguito alle proteste per la maglietta anti-islamica indossata dall'allora ministro. Solidarietà da maggioranza e opposizione: "Inaccettabili ingerenze della Libia"

Roma - La Libia minaccia "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni con l'Italia" se Roberto Calderoli tornerà a fare il ministro. L'avvertimento arriva direttamente da Tripoli, con il figlio del leader Muammar Gheddafi, Saif El Islam, che tuona contro l'esponente leghista, mentre sembra ormai definita dal premier in pectore Silvio Berlusconi la squadra di governo. Con la casella delle Riforme assegnata proprio a Calderoli, indicato oggi dall'agenzia ufficiale libica Jana come "il vero assassino" dei cittadini libici morti a Bengasi nel febbraio del 2006.

E se il diretto interessato fa spallucce ("La scelta della squadra di governo spetta a Berlusconi che ha avuto un mandato dal popolo sovrano", dice Calderoli conversando con l'Ansa), la politica italiana rigetta in maniera bipartisan "i diktat" di Tripoli. Mario Borghezio (della Lega Nord) invita a fare muro contro "le terribili minacce che giungono" dalla Libia. Ma una levata di scudi arriva anche dall'esponente del Pd Enrico Gasbarra che giudica inaccettabile qualsiasi "diktat da parte di Paesi stranieri sulla politica italiana, tanto più sui governi e la loro formazione". Mentre Luca Volonté, dell'Udc, liquida come "ingerenze intollerabili" le parole del figlio di Gheddafi.

Da ministro delle Riforme nel 2006, ricorda una nota dell'agenzia libica Jana diffusa dall' ufficio di Roma, Calderoli mostrò una maglietta "con disegni offensivi e oltraggiosi dell'Islam" durante un'intervista televisiva. Un gesto che appiccò il fuoco delle proteste, con centinaia di manifestanti che il 17 febbraio assaltarono il consolato italiano nella città libica di Bengasi. Il bilancio degli scontri durissimi che seguirono con la polizia schierata a protezione del consolato fu di 11 morti e 35 morti. Di fronte alle veementi proteste libiche, l'allora premier Silvio Berlusconi chiese e ottenne subito le dimissioni di Calderoli. Che fra qualche giorno potrebbe però tornare ad insediarsi sulla stessa poltrona - quella delle Riforme - che fu costretto ad abbandonare.

La Jana sottolinea come due anni fa la crisi fu "circoscritta" proprio grazie alle dimissioni del ministro. E se Saif El Islam Muammar al Gheddafi premette di considerare "un affare interno italiano" il possibile ritorno ad un ruolo ministeriale di Roberto Calderoli, giudica tuttavia "grave" un'eventualità del genere, che avrà "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni tra l'Italia e la Libia". Seif el Islam (che vuol dire 'la spada dell'Islam'), uno dei figli del rais, dirige la Fondazione caritativa Gheddafi (che si é occupata tra l'altro del risarcimento alle vittime degli attentati aerei di Lockerbie e Niger alla fine degli anni '80), da molti osservatori considerato il vero ministero degli Esteri della Jamahiriya. E le sue parole rischiano di creare il primo caso diplomatico che Berlusconi si trovera' a gestire prima ancora di insediarsi a Palazzo Chigi. Se infatti i rapporti tra il prossimo presidente del Consiglio e il leader libico Gheddafi sono molto buoni, le relazioni italo-libiche vivono da anni periodi altalenanti.

Con la richiesta da parte di Tripoli del 'grande gesto riparatore' - un autostrada costiera che dovrebbe attraversare tutto il Paese dall'Egitto alla Tunisia - rispetto all'occupazione coloniale italiana che ancora non è stata esaudita, secondo le aspettative di Tripoli, dal governo di Roma. Il lungo e complesso negoziato bilaterale ha avuto la sua ultima tappa lo scorso novembre, quando un' intesa "di massima e di principio" fu raggiunta dal ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, a Tripoli in un lungo colloquio con Gheddafi.