Libia, il Colle: "Restare schierati" Ma Maroni: "No, ce ne andiamo"

Scontro istituzionale sulla missione libica. Il ministro degli Esteri al suo arrivo a Lussemburgo per la
riunione dei capi delle diplomazie dei 27: "No a ritiri unilaterali, le missioni internazionali sono utili". Poi, dopo che la Nato ha ammesso di aver colpito dei civili: "Con la missione in Libia è alla prova della sua credibilità perché non può correre questi rischi". Anche Napolitano frena la Lega: "E' nostro impegno, sancito dal
Parlamento, restare schierati in Libia". Ma Maroni non ci sta

Lussemburgo - Con la missione in Libia "la Nato è alla prova della sua credibilità" perché "non può correre il rischio di uccidere i civili": lo ha detto, al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo, il ministro Franco Frattini. Quella delle vittime civili, ha commentato Frattini "è una cosa che non va assolutamente bene". Ma, secondo il ministro, c’è anche "una carenza di comunicazione all’opinione pubblica, che non contrasta la propaganda mediatica di Gheddafi: questa è una cosa su cui la Nato deve riflettere". Frattini sottolinea che la stampa internazonale "dovrebbe mettere in luce le atrocità di Gheddafi, a cominciare dagli stupri di massa, e dovrebbe mettere in risalto l’importanza della protezione dei civili". Ogni giorno, ha detto ancora, "ci sono defezioni e risultati positivi nella protezione dei civili". Anche ilpresidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rimarcato: "E' nostro impegno, sancito dal Parlamento, restare schierati in Libia con le forze di altri Paesi che hanno raccolto l’appello delle Nazioni Unite"

No ai ritiri unilaterali "Noi abbiamo già avviato una revisione graduale e concordata" della partecipazione italiana agli interventi militari internazionali, "ad esempio nei Balcani, in Libano, ma si tratta di iniziative che concordiamo con gli alleati, con le Nazioni Unite, con la Nato", ha ricordato Frattini. "Il 6 luglio ci sarà una riunione del Consiglio supremo di difesa - ha aggiunto - che naturalmente avrà un’importante voce in capitolo". L’ipotesi che un ritiro dell’Italia dalla missione in Libia farebbe diminuire i flussi di immigrati verso il nostro paese non è condivisa dal ministro degli Esteri: "Noi siamo comunque in prima fila - ha detto - l’Italia è il primo porto di destinazione e tutti quelli che se ne vanno dalla Libia vengono innanzitutto da noi". Non solo: "Che ci sia o non ci sia l’Italia" fra i paesi della missione militare, "non è che Gheddafi ci fa la graziosa concessione di tenerli e mandarli in Spagna", ha osservato, riferendosi agli immigrati.

Bombardamenti fino a settembre Per la partecipazione dell’Italia ai bombardamenti in Libia "c’è un limite molto chiaro: il limite di settembre, fissato dalla Nato, ma credo che al di là dei bombardamenti una soluzione si debba trovare molto prima di settembre". "Dobbiamo lavorare molto duro per avere una soluzione politica", ha detto Frattini, ricordando la conferenza prevista in Italia questa settimana che rappresenterà "una grande opportunità di discutere di pace". "La comunità internazionale sta cercando di convincere in tutti i modi Gheddafi a lasciare il potere, ma sfortunatamente finora Gheddafi non ha risposto a questo appello e continua a macchiarsi di crimini orrendi, come gli stupri di massa".

La Nato ammette: strage di civili Nella notte tra sabato e domenica un missile sparato dai caccia della Nato ha colpito Souk al-Jumaa, uno dei quartieri popolari della capitale, provocando la morte di 9 civili e il ferimento di altri 18. La Nato, scusandosi, ha  confermato l’errore dovuto a un malfunzionamento del sistema di guida delle bombe.

Nuovo raid, ma la Nato smentisce Il governo libico ha detto che nel nuovo raid compiuto dall’Alleanza atlantica a Sorman, 70 chilometri a ovest di Tripoli, sono morte 15 persone, tra le quali tre bambini. Il raid, compiuto su una residenza di un amico di Gheddafi, avrebbe fatto "molti morti, fra cui dei bambini". La Nato, però, nega tutto: "Non abbiamo condotto alcun attacco in quell’area in quel periodo di tempo". Lo ha riferito un responsabile della Nato dal quartier generale della Operazione Unfied Protector a Napoli.

Colloquio in Cina per il leader dei ribelli Mahmoud Jibril, leader dei ribelli libici, inizierà domani una visita di due giorni in Cina. Lo ha reso noto il ministero degli Affari Esteri cinese. Il governo di Pechino ancora non ha riconosciuto ufficialmente i ribelli libici che si oppongono al regime di Muammar Gheddafi come il legittimo governo libico, ma da varie settimane ha contatti con loro. La Cina, per cui il cessate il fuoco in Libia è "una priorità assoluta", ha importanti interessi economici in Libia, Paese da cui ha evacuato tra febbraio e marzo, in un’operazione a vasta scala, circa 36mila tecnici che erano impegnati in vari settori (dal petrolio alle costruzioni, dalle ferrovie alle telecomunicazioni): operazione che è stata la sua più imponente evacuazione di civili da un Paese straniero.