Libia, D’Alema difende Calderoli: caso aperto

La Farnesina: "La composizione del governo è una questione interna". Nel Pdl il veto di Gheddafi jr sul futuro ministro desta apprensione

da Roma

Soltanto poche righe, una decina appena, ma bastano a Massimo D’Alema per provare a spegnere il caso-Calderoli. «La composizione del nuovo governo - ricorda il ministero degli Esteri - è una questione interna, regolata da precise disposizioni costituzionali». Gheddafi junior, che ha ipotizzato «ripercussioni catastrofiche sui rapporti bilaterali» tra Italia e Libia, si metta pure l’anima in pace, perché, se si vogliono mantenere «relazioni di amicizia e collaborazione» tra Roma e Tripoli, «certi commenti devono assolutamente essere evitati».
Dunque scende in campo D’Alema, che a pochi giorni dall’uscita dal ministero, offre una copertura istituzionale a Roberto Calderoli, preso di petto dal figlio del Colonnello per la storia della famosa maglietta anti-islam. Lo fa diramando una nota ufficiale della Farnesina in risposta sia alle parole di Saif Gheddafi, sia alle perplessità sull’esponente del Carroccio espresse, con molta più prudenza, anche dalla Lega Araba. Il linguaggio è felpato, il tono disteso. Ma la sostanza no, quella è un vero schiaffo diplomatico: «Il ministro degli Esteri - si legge - ha voluto ricordare ai Paesi arabi e mediterranei con i quali l’Italia intrattiene intensi e duraturi rapporti di amicizia e collaborazione, che la formazione di un governo è una questione interna». Il nostro Paese, insiste D’Alema, «attribuisce particolare importanza al dialogo tra le culture e le civiltà come elemento chiave per una fruttuosa collaborazione nel Mediterraneo». Ma proprio per questo, conclude, «si auspica che vengano evitati commenti e prese di posizione che non contribuiscono al rafforzamento di tali rapporti che ci si augura continuino ad essere sviluppati al di là dei cambiamenti di governo». E anche il neopresidente del Senato Renato Schifani sottolinea che l’Italia è legittimata a scegliere i propri ministri e «la Costituzione parla chiaro su questo».
Reazione bipartisan quindi contro l’attacco a Calderoli. Tutta l’opposizione infatti critica duramente le frasi di Saif Gheddafi. «È una posizione inaccettabile - dice Marina Sereni del Pd - , un diktat che nessun esecutivo potrebbe mai consentire. Il governo da noi lo scelgono i cittadini liberamente con il voto». Quanto a Calderoli, «un conto è la propaganda che a volte la Lega conduce in maniera un po’ eccessiva, un conto è la politica di un governo che io mi aspetto sarà di tipo europeo». Sulla stessa linea Antonio Di Pietro, Idv: «Mi ribello al veto di Gheddafi e delle organizzazioni islamiche». E Mario Baccini, Rosa bianca: «Non si possono certo subire ricatti da Stati esteri». Tutte posizioni che, ovviamente, non nascondono delle perplessità verso gli atteggiamenti eccessivi a volte assunti da Calderoli. Anche nel Pdl, d’altra parte, c’è chi - pur stigmatizzando la presa di posizione di Tripoli - inizia a chiedersi se non sia il caso che il colonnello leghista faccia «un passo indietro». Perché in ballo ci sono delicati rapporti internazionali. A frenare, però, è anche la Lega Araba. «Prenderemo posizione quando vedremo la politica del governo Berlusconi, per ora ci sono solo speculazioni su candidature», spiega il vicesegretario generale per gli Affari politici Ahmad Ben Helly, smentendo così quanto detto poche ore prima da un portavoce, Abdul Alim al Abyat: «Se un personaggio di quel tipo diventasse ministro, personalmente credo che ci potrebbero essere dei problemi».