La Libia dialoga (ma sequestra barca italiana)

L’Italia manda in Libia una task force di poliziotti per addestrare le forze dell’ordine locali alla lotta ai clandestini. Un bel patto bilaterale tra Roma e Tripoli per frenare l’esodo. Ma mentre i politici si stringono la mano, un peschereggio di Mazara del Vallo viene sequestrato durante una battuta di pesca in acque internazionali. Secondo quanto affermano i militari libici, l'imbarcazione denominata «Mediterraneo Primo», avrebbe invaso le acque territoriali e dunque sarebbe stata scortata fino al porto di Darna, dove attualmente è ferma. Non è dello stesso avviso il capitano del peschereccio che, sentito dalle autorità locali libiche, avrebbe riferito che l'imbarcazione si trovava invece in acque internazionali, in una zona di mare nei pressi di Bengasi e chiamata «bomba» dai pescatori mazaresi. I pescatori sul «Mediterraneo» sono in tutto otto: cinque di Mazara del Vallo, un tunisino, un ghanese e un senegalese. Secondo la capitaneria di porto di Mazara, l'equipaggio è libero di scendere a terra e di muoversi nell' area portuale di Darnah e il pescato, soprattutto gambero rosso, nell' imbracazione, non è stato sequestrato. Questo, fanno notare dalla capitaneria, fa ben sperare per un eventuale rilascio del peschereccio e dell'equipaggio.