Libia, Frattini propone una tregua umanitaria Ma la Nato non ci sta: "La missione prosegue"

L’Italia propone una tregua umanitaria: Frattini chiede che sia garantito però il negoziato politico. Ma la Nato non ci sta e chiede di portare avanti la missione in Libia: "Se ci
fermiamo adesso, rischiamo che un numero imprecisato di civili perdano la vita"

Roma - L’Italia sarebbe pronta a "sostenere" un’appello della Lega araba, dell’Unione africana, dell’Ue e dell’Onu "per la sospensione immediata delle ostilità e negoziare un corridoio umanitario temporaneo immediato". Durante un’audizione alle Commissione esteri e politiche comunitarie congiunte al Senato, in merito all’ipotesi uscita dal vertice del Cairo del 18 giugno scorso cui hanno partecipato Lega araba, Unione africana, Ue, Onu e Conferenza islamica, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha fatto sapere che l’Italia "deve fortemente sostenere" questo appello delle quattro organizzazioni internazionali.

Le condizioni poste da Frattini Per il titolare della Farnesina, l'appello deve, però, avere due caratteristiche. Per prima cosa, "non deve pregiudicare il negoziato politico, che escluda la partizione della Libia ed escluda la permanenza di Gheddafi al potere". Poi, non può "consentire quell’ingresso negoziato che in modo forzoso non ci sarebbe comunque consentito". Secondo il Frattini, "l’alternativa sarebbe non fare niente e continuare con la situazione di belligeranza". Ancora "non sappiamo quale sia la posizione del Consiglio nazionale di transizione - ha sottolineato il ministro - sappiamo, per certo, che il regime di Gheddafi ha più volte annunciato e promesso il cessate il fuoco ma non ha mai concretamente mostrato disponibilità ad attuarlo". "Se uscisse da questi quattro organismi internazionali un unanime appello per la sospensione immediata per un corridoio umanitario negoziato, credo che forse oggi sarebbe più difficile dire di "no" e certamente l’Italia sosterrebbe questa posizione", ha ribadito Frattini.

Londra: intensificare le operazioni Downing Street ha ribadito che la coalizione internazionale non deve fermare, seppur temporaneamente, le operazioni militari ma che continuerà a "intensificare le azioni sulla Libia" nonostante l’appello del ministro degli esteri italiano er un cessate il fuoco "immediato" che consenta l’accesso di aiuti umanitari. Lo ha detto il portavoce del primo ministro britannico David Cameron. "Al Consiglio degli esteri Ue, che include l’Italia, è stato firmata una dichiarazione che afferma che la Ue è inamovibile nel suo impegno alla protezione dei civili libici anche attraverso l’intensificazione della pressione sul regime libico", ha detto il portavoce del primo ministro David Cameron. Il portavoce ha aggiunto che "la coalizione è forte e vasta ed è impegnata a porre in atto la missione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1973".

La precisazione di Frattini La "tregua umanitaria" è solo "un’ipotesi di lavoro, non è in alcun modo una proposta specifica, e certamente non è una proposta italiana", ha precisato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari ospite dell’emittente Al Jazeera International. "Innanzi tutto, non si tratta di una proposta italiana - ha premesso Massari - non c’è alcuna proposta umanitaria da parte dell’Italia, ciò che Frattini intendeva dire stamattina è che se ci sarà un accordo fra organizzazioni internazionali come l’Unione Africana, la Lega Araba, l’Unione Europea, l’Onu" per la creazione di un corridoio umanitario che favorisca l’accesso degli aiuti alla popolazione, "l’Italia prenderebbe in considerazione con interesse tale appello". "Ma sicuramente perché ciò avvenga avremmo bisogno di un ampio consenso internazionale, del consenso dei nostri partner della Nato e di tutti gli alleati del gruppo di contatto", ha assicurato il diplomatico.

La Nato: missione va avanti  La Nato continuerà a bombardare la Libia. Lo ha affermato il segretario generale Anders Fogh Rasmussen. "La Nato - ha detto Rasmussen in un video sul web dell’Alleanza Atlantica - continuerà la sua missione perché se ci fermiamo un numero imprecisato di civili perderebbero la vita". Il numero uno dell Nato non ha fatto alcun riferimento alle parole di oggi del ministro Frattini che aveva ipotizzato di fermare le ostilità per permettere un corridoio umanitario.