Libia, Frattini: "Regime del raìs ha le ore contate Troveremo via d'uscita politica per Gheddafi"

Per il titolare della Farnesina, il regime libico è in dirittura d'arrivo e l'Italia "sta lavorando con le Nazioni Unite affinché si trovi una via d'uscita politica che tolga di scena il dittatore e la sua famiglia". Intesa con il nuovo governo libico: "Appena assumeranno il governo dell'ìntera Libia bloccheranno gli sbarchi"

"Il regime libico ha le ore contate" e ci sono "messaggi che cominciano ad arrivare dal cerchio ristretto del regime". Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini intervenendo in collegamento telefonico questa mattina alla trasmissione "Mattino 5" su Canale 5. "Non è solo quello che noi speriamo ma sono messaggi che cominciano ad arrivare dal cerchio ristretto del regime", ha aggiunto Frattini facendo presente che alcuni, all’interno di questo cerchio ristretto, hanno cominciato a dire che "una via di uscita onorevole è quello che Gheddafi cerca, non essere ovviamente ucciso - ma nessuno questo lo vuole, ha sottolineato il ministro - e trovare un luogo dove in modo decoroso si possa ritirare e scomparire per sempre dalla scena politica". "Se lo diciamo ora bruciamo questa ipotesi, stiamo lavorando perché si trovi con le Nazioni Unite esattamente questa via di uscita, una via di uscita politica che tolga di scena il dittatore e la sua famiglia". Una via di uscita, ha aggiunto "che permetta la costituzione immediata di un governo di riconciliazione nazionale dove esponenti di Tripoli sarebbero già stati indivifduati proprio nell’ambito della Tripolitania e questo dimostra che non sarebbe il governo di Bengasi ma dell’intera Libia", ha ancora sottolineato.

Il ministro poi ha anche dichiarato che un’intesa con il nuovo governo libico sulla questione degli sbarchi di immigrati "è fondamentale". "Il presidente del Consiglio nazionale di Bengasi - ha spiegato il titolare della Farnesina - ha già detto sia al presidente Napolitano sia al presidentre Berlusconi che nel momento in cui loro assumeranno il governo dell’intera Libia gli sbarchi saranno bloccati. Loro interverranno alla fonte: è loro interesse mostrare alla comunità internazionale che la collaborazione sarà migliore di quella che c’era con Gheddafi".

Intanto il procuratore capo del Tribunale penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo, chiederà oggi ai giudici dell’Aja di emettere mandati di arresto per i tre leader del regime libico. Oltre al Colonnello Muammar Gheddafi, in cima alla lista, le altre persone per cui sarà richiesto il mandato di arresto internazionale sono il figlio Saif al Islam, un tempo considerato il possibile successore del padre, e Abdullah al Senussi capo dei servizi di spionaggio di Tripoli. Moreno-Ocampo presenterà all’Aja un documento di 74 pagine e nove allegati in cui illustrerà i motivi per cui è necessario l’arresto dei tre leader, sottolineando in patricolare gli attacchi sistematici delle forze del Colonnello contro i civili a partire dal 17 febbraio, data in cui è scoppiata la rivolta contro Gheddafi. Nel testo si giunge alla conclusione che "ci sono abbastanza prove per presentare una richiesta di arresti internazionali per due reati", ovvero crimini contro l’umanità e persecuzione.

L’opposizione libica ha detto che non accetterà alcuna proposta di cessare il fuoco che provenga dal Colonnello Muammar Gheddafi. È quanto ha dichiarato oggi Hadi Shalluf, presidente del Partito di Giustizia e Democrazia della Libia, respingendo la poposta di tregua formulata ieri dal primo ministro Baghdadi al-Mahmoudi. Shalluf ha sottolineato che l’unica possibilità accettabile per l’opposizione è che Gheddafi affronti un processo per crimini di guerra presso il Tribunale penale internazionale. "Non accetteremo alcuna offerta da Gheddafi. L’unica cosa accettabile è che Gheddafi affronti un giudizio in Libia o presso il Tribunale penale internazionale, ha detto l’esponente dell’opposizione. Shalluf ha quindi sottolineato che Mahmoudi e Gheddafi non hanno più credibilità presso il popolo libico.