In Libia i «crociati» dell’Occidente perdono la faccia

Caro Granzotto, non avrei mai immaginato di dover totalmente condividere la celebre frase di quel giornalista che replicava a chi gli dava del seccatore: «La gente vuole sapere, e noi abbiamo il sacrosanto dovere di informarla!». Infatti mi trovo oggi nella condizione di voler proprio sapere come procede giorno per giorno la guerra in Libia. La battaglia per Misurata dura ormai da quasi un mese tra bombardamenti, scontri a fuoco e vittime civili per mano di Gheddafi. Ma è pensabile che vi siano ancora dei civili in quella città? I nostri telegiornali (quando ne parlano) sorvolano, rimanendo sul generico. Lasciando perdere gli inviati (o deviati?) speciali, possibile che non si riesca a sapere qualcosa di più preciso, perlomeno dal portavoce del comando militare dei numerosi Paesi impegnati in quella guerra?
La Spezia

Be’, come avrà letto, caro Barazzone, dal fronte libico qualcosa traspare: ad esempio il colpaccio messo a segno da quel diavolo d’un Gheddafi ai danni di francesi, inglesi, americani e, ahinoi, italiani. Tutti ricchi di sicumera, tutti forniti di gagliardissimi «top gun» che tuttavia si son fatti buggerare da piloti lealisti della domenica a bordo di aeroplanini da turismo. Ci possiamo scherzare sopra perché ormai è assodato che in questa guerricciola civile, i civili poco o nulla hanno da patire. E questo anche se il Corrierone seguita a definire Bengasi «città martire». Martire di cosa? Delle atroci rappresaglie gheddafiane condotte con una versione aggiornata degli Ansaldo Sva con i quali d’Annunzio compì il volo su Vienna? Eh sì, ce ne vuole per restar seri di fronte alle gesta - e alle parole! - dei capitan Fracassa che avevano annunciato di umanitariamente chiudere i conti con quel cialtroncello di Gheddafi in quattro e quattr’otto con una kinetic military action, un’azione militare cinetica, com’ebbe a precisare Barack Obama, altro buono. Cioè seppellendo la Libia «cattiva» sotto una miriade di missili intelligenti. E qui i casi sono due, caro Barazzone, non si scappa: o erano stupide le bombe o era stupido chi volle sganciarle. In ogni caso, l’unico non stupido s’è rivelato proprio Gheddafi. Che figura: passi farsi mettere nel sacco da un Ho Ci Min, da un Mullah Omar, o, mi voglio rovinare, da un «signore della guerra» della taglia di Farah Adid. Ma da quel pittoresco pazzariello (nello spirito - «Popolazzio’! Rivoluzzio’!» - e nell’uniforme gallonata) di Mu’ammar Gheddafi, be’, è davvero grossa.
Questo è, caro Barazzone: nello scatolone di sabbia, lì, sulla quarta sponda, con grande goduria dell’islam a perderci la faccia sono i «crociati», è l’occidente. Ci fosse stato Bush alla Casa Bianca, il Barnum massmediatico non avrebbe avuto remore a metterlo alla berlina assieme ai suoi «volenterosi», Berlusconi in testa. Ma c’è Obama, l’uomo della provvidenza che se non oggi forse domani dovrebbe cambiare il mondo da così a così. Lei capisce, come si fa a sbertucciare il «presidente di tutto il mondo» (sempre lo stesso copyright, a firma Concita De Gregorio)? Quindi, a meno che il colonnello non se ne esca con un tiro mancino impossibile da ignorare, quale è stato il raid con gli aeroplanini, meglio sorvolare. E far proprio, nei comandi militari e nelle redazioni ad alto tenore di sincerume democratico, il titolo di un bel romanzo di Remarque, All’ovest niente di nuovo.
Paolo Granzotto