Libia, l'appello del Cav: il Colonnello si arrenda e risparmi le sofferenze

In una nota di Palazzo Chigi si esorta il raìs a evitare il bagno di sangue. Anche Stati Uniti ed Europa fanno pressione su Tripoli

Milano - Gheddafi si arrenda per risparmiare al popolo libico ulteriori sofferenze. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in una nota, afferma: "Il Consiglio Nazionale Transitorio e tutti i combattenti libici impegnati a Tripoli stanno coronando la loro aspirazione a una nuova Libia democratica e unita. Il Governo italiano è al loro fianco. Esortiamo il Consiglio Nazionale Transitorio ad astenersi da ogni vendetta e ad affrontare con coraggio la transizione verso la democrazia con spirito di apertura nei confronti di tutte le componenti della popolazione. Al tempo stesso, chiediamo al Col. Gheddafi di porre fine a ogni inutile resistenza e di risparmiare, in questo modo, al suo popolo ulteriori sofferenze".

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, informa una nota di Palazzo Chigi, ha avuto oggi pomeriggio un colloquio telefonico con il Primo Ministro del Consiglio Nazionale Transitorio libico, Mahmud Jibril. Nel corso della telefonata, il Presidente Berlusconi si è complimentato per la rapida avanzata delle forze del CNT, riconfermando l`impegno dell`Italia a sostegno delle nuove Autorità per la costruzione di una Libia democratica e unita. Il Presidente del Consiglio ha inoltre manifestato apprezzamento per la determinazione del CNT ad evitare qualsiasi vendetta e ha auspicato che la Libia possa presto avere un governo che rappresenti tutte le componenti del Paese. Il Primo Ministro Jibril ha ringraziato calorosamente l`Italia per l`appoggio dato, sottolineando il particolare significato del sostegno assicurato dal nostro Paese, la cui vicinanza al popolo libico ha radici profonde. Il Presidente del Consiglio e il Primo Ministro del CNT avranno modo di approfondire ulteriormente questi argomenti in un incontro che avrà luogo nei prossimi giorni in Italia. 

Obama: il raìs eviti il bagno di sangue Mentre la morsa dei ribelli si stringe intorno a Tripoli, anche il presidente americano Barack Obama invita Muammar Gheddafi ad ammettere la sconfitta e ad arrendersi per evitare un bagno di sangue. "Il modo più sicuro per mettere fine allo spargimento di sangue è semplice: Muammar Gheddafi e il suo regime devono riconoscere che il loro dominio è arrivato al capolinea", ha dichiarato in una nota Obama, secondo cui "Gheddafi deve riconoscere la realtà, cioè che non ha più il controllo della Libia, e abbandonare il potere una volta per tutte". Da Marthàs Vineyard, l’isola nei pressi di Boston dove sta trascorrendo le vacanze, il numero uno della Casa Bianca ha sottolineato che il movimento contro il regime del Rais "ha raggiunto stanotte un punto di non ritorno". "Tripoli si sta liberando dalla morsa di un tiranno", ha spiegato Obama, aggiungendo che "il popolo libico sta mostrando come la ricerca universale della dignità e della libertà sia più forte del pugno di ferro di un dittatore».

Cameron: porre fine ai combattimenti Per il primo ministro britannico David Cameron, rientrato precipitosamente a Londra dalla Cornovaglia, il regime di Gheddafi è ormai in «piena ritirata", e al Colonnello non resta che abbandonare ogni speranza di rimanere al potere. "Il suo regime sta crollando", ha dichiarato il numero uno di Downing Street, aggiungendo che il Rais deve "porre fine ai combattimenti senza condizioni, e mostrare chiaramente di aver abbandonato ogni pretesa di controllare la Libia". Il premier britannico ha poi aggiunto che il suo Paese "agirà rapidamente", nella sede del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per "dare alle nuove autorità libiche il sostegno legale, diplomatico, politico e finanziario di cui hanno bisogno", spiegando che presto sarà possibile "liberare i beni congelati che appartengono al popolo libico". Qualche ora prima, in un comunicato, il governo di Londra aveva dichiarato che "la fine di Gheddafi è vicina", e che il Colonnello deve "farsi da parte subito" per evitare ulteriori sofferenze al popolo libico.

Il governo francese: punto di non ritorno Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, ha lanciato stamattina la proposta di una riunione straordinaria del Gruppo di contatto sulla Libia, da tenersi a Parigi la settimana prossima, per tracciare una road-map sul futuro del Paese nordafricano. "Abbiamo raggiunto il punto di non ritorno, e questo è motivo di grande soddisfazione", ha dichiarato Juppè, secondo cui "il regime ha ormai i giorni contati". Il ministro francese, che ha ammesso di non sapere se Gheddafi sia o meno a Tripoli, ha poi spiegato che il presidenet Nicolas Sarkozy avrà un colloquio telefonico nelle prossime ore con Mahmud Jibril, leader del Consiglio transitorio di Bengasi (Cnt), che sarà in visita a Parigi nei prossimi giorni. Il governo cinese, attraverso un portavoce del ministero degli Esteri, dichiara di rispettare la scelta del popolo libico, e spera che la situazone nel Paese possa stabilizzarsi al più presto. Dalla Russia arrivano invece conferme sull’incertezza della sorte di Gheddafi: "Finora non abbiamo informazioni su dove sia", spiega Mikhail Margelov, presidente della Commissione Affari esteri della Camera alta del parlamento russo e inviato speciale per la Libia. "Tutti i miei tentativi di mettermi in contatto con qualunque rappresentante del governo sono terminati con una disconnessione telefonica", ha aggiunto. Anche da Berlino arriva l’invito a Gheddafi a lasciare il potere, con il portavoce del governo, Steffen Seibert, che parla di "punto di svolta" per il conflitto. "È un dato di fatto che la fine del regime di Gheddafi è ormai a un passo", dichiara Seibert, che invita il Colonello a dimettersi perchè "ogni ora in cui cerca insensatamente di aggrapparsi al suo potere, che non esiste più, costa vite umane». Per Julia Gillard, primo ministro australiano, è ormai chiaro che i ribelli sono vicini a prendere il controllo della Libia. «Continuiamo a chiedere che Gheddafi si dimetta e crediamo che debba affrontare le accuse internazionali", ha dichiarato. Dal governo di Malta arriva invece l’annuncio che se Gheddafi o qualunque altro leader del regime cercherà rifugio nell’isola, sarà "arrestato e trasferito immediatamente" al Tribunale internazionale dell’Aia.