«La Libia è libera». Ma c’è già aria di islamismo

«Chiedo a tutti i libici di pensare al perdono e alla riconciliazione e di evitare la violenza». Mustafa Abdel Jalil, leader del Consiglio Transitorio Nazionale, davanti a una grande folla festante radunatasi in piazza della Vittoria a Bengasi annuncia «la liberazione di tutta la Libia dal giogo di Gheddafi», ma ricorda a tutti che la fine delle brutalità «è necessaria per il successo del futuro del nostro Paese».
A questo richiamo così esplicito non dev’essere estraneo quanto ha detto sempre ieri Philip Hammond, ministro della Difesa britannico: «L’immagine della nuova Libia è stata un po’ macchiata dalla fine di Gheddafi». Il nuovo governo dovrà «andare fino in fondo alla questione in modo da ricostruire e ripulire la sua reputazione»: un invito pressante a fare luce sui fatti di giovedì mattina a Sirte, che anche il nostro ministero degli Esteri ha fatto proprio ieri.
Jalil ha detto però qualcosa che solleverà certamente preoccupazioni in Occidente. Il capo del Cnt ha infatti promesso un rafforzamento della legge islamica come fondamento del diritto in Libia: tutte le leggi attualmente esistenti che contraddicono l’insegnamento dell’Islam saranno annullate. E non a caso ha invitato i libici a non esprimere la loro gioia per la conquista della libertà sparando in aria, bensì gridando «Allahu akbar», «Dio è grande». Jalil ha anche affermato che in Libia nasceranno nuove banche che seguiranno il principio islamico che vieta il ricarico di interessi.
È però impossibile evitare di continuare a parlare della fine drammatica di Muammar Gheddafi, che mette in imbarazzo i futuri governanti libici e non solo loro. Ma i vertici del Cnt, dopo che l’autopsia eseguita ieri mattina sul cadavere del raìs hanno dimostrato che la morte è avvenuta in uno scontro a fuoco, non sembrano propensi a concedere l’inchiesta che il mondo pretende. Mahmoud Jibril, premier del Cnt, ha detto che «non c’è motivo di dubitare dell’attendibilità della relazione ufficiale» e ha aggiunto: «Avete visto un video di qualcuno che lo uccideva? Io non ho visto nessun video o filmato di telefonini che mostri qualcuno che sta uccidendo Gheddafi». Il rapporto ufficiale sostiene che Gheddafi è stato messo ancora vivo su un camion a Sirte e che è morto colpito «forse da una pallottola vagante» mentre veniva trasportato all’ospedale. Ci vuole molto coraggio per crederlo.
E mentre i vincitori festeggiano a Bengasi, da un luogo segreto il figlio ed erede designato del defunto raìs fa sentire per la prima volta la sua voce dopo la tragica fine del padre. «Continueremo la lotta contro i ratti, che vadano all’inferno loro e la Nato dietro di loro», ha gridato Seif el-Islam Gheddafi in un messaggio audio diffuso dalla tv siriana Al Rai.