Libia, libere le infermiere bulgare. Sofia le grazia

La Libia ha firmato un accordo di collaborazione con l'Ue prima di liberare i sei bulgari accusati di aver infettato con il virus dell'Hiv più di 400 bambini. Gli ex detenuti libici hanno ricevuto la grazia questa mattina a Sofia dal capo dello stato

Sofia - Sono state graziate. Il presidente bulgaro, Giorgi Parvanov, ha appena firmato il decreto di grazia per le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese accusati dalla Libia di aver infettato con il virus dell'Hiv 438 bambini dell'ospedale pediatrico di Bengasi. La liberazione è avvenuta soltanto questa mattina, dopo che Tripoli li aveva condannati a morte e successivamente commutato la pena capitale in ergastolo da scontare in Bulgaria. Ma atterrati qualche ora fa a Sofia, capitale bulgara, il ministero degli Esteri aveva già reso nota l'intenzione di graziare i sei ex detenuti.

La mediazione francese Grande regista della liberazione è stata la Francia. Non a caso, l'aereo su cui hanno fatto rientro in patria i sei ex-detenuti è stato messo a disposizione dalla Presidenza della Repubblica francese. E non stupisce che Cecilia Sarkozy, la moglie del presidente francese, Claude Gueant, braccio destro di Sarkozy e segretario generale dell'Eliseo, e l’eurocommissario per le Relazioni Esterne, l’austriaca Benita Ferrero-Waldner, abbiano viaggiato con loro sullo stesso velivolo. Sono loro ad aver attivato una proficua missione di mediazione con il governo di Tripoli portando la vicenda a conclusione. Cecilia Sarkozy, ricevuta ieri personalmente dal colonnello Muammar Gheddafi, era già stata a Tripoli una prima volta una decina di giorni fa.

Parla una delle infermiere: "Lo sognavo" "Avevamo paura di dire a voce alta quel che sognavamo", ha spiegato Kristiyana Vulcheva, una delle infermiere bulgare graziate. "Ci hanno informato di quel che stava succedendo alle quattro del mattino e abbiamo lasciato il carcere alle sei meno un quarto". Poi ha concluso: "Da ora in poi cercherò di tornare alla vita normale".

L'aiuto economico dell'Ue e della Francia La liberazione delle infermiere è stata supportata anche dall'Ue. Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri libico, Abdel-Rahman Shalgam, l’Unione europea e la Francia hanno versato denaro al Fondo speciale di Bengasi per l’aiuto alle famiglie dei bambini libici contaminati dal virus dell’Hiv. "Tutti hanno versato un contributo al Fondo, comprese l’Ue e la Francia. Hanno coperto tutto l’ammontare versato alle famiglie e anche più", ha detto il capo della diplomazia libica rispondendo così alle dichiarazioni del presidente della repubblica francese, Nicolas Sarkozy, che da Parigi aveva smentito il versamento di denaro alla Libia per ottenere la liberazione dei sei detenuti condannati all’ergastolo.

E la Libia firma l'accordo con l'Ue La Libia ha sottoscritto con l'Ue un accordo di cooperazione, prima di rilasciare i sei detenuti bulgari. La conferma arriva dal ministro degli Esteri libico che ha dichiarato: "Tra la Libia e l’Unione europea è stato firmato un accordo di cooperazione per sviluppare ed espandere la collaborazione tra le due parti, comprendete una piena cooperazioone e associazione". L’Unione attualmente non ha in vigore alcuna intesa bilaterale con Tripoli, sebbene sia intenso l’interscambio commerciale diretto tra quest’ultima e diversi Stati membri, dopo la revoca dell'embargo avvenuta quattro anni fa. Ma l'Ue non ha mai aperto negoziati per ripristinare la situazione precedente alle sanzioni che l'Onu impose nel 1988 alla Libia, dopo l'attentato aereo a Lockerbie, in Scozia,m dove morirono 270 persone.