Libia, Merkel incoerente: prima ritira tutte le navi poi vuole il blocco totale

Contatti tra i fedelissimi del raìs e gli Usa. La Merkel vuole l'embargo totale. Berlusconi: "L'Italia non è in guerra e non vuole entrarci"

Tripoli - Prosegue la guerra in Libia. E' il sesto giorno dall'inizio dell'offensiva degli alleati. Ma il Vecchio Continente appare sempre più diviso. Mentre il Dipartimento americano fa sapere che ci sono stati contatti tra i fedelissimi di Gheddafi e le autorità statunitensi, a Merkel chiede "l'embargo petrolifero completo" contro la Libia dopo aver ritirato le proprie navi dalle operazioni Nato nel Mediterraneo. La Francia, invece, va avanti per la propria strada annunciando che "la coalizione continuerà i raid aerei". Ma, in una chiacchierata con il Corriere della Sera, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi assicura ribadisce che "l'Italia non è in guerra". E assicura: "Non vogliamo nemmeno entrarci".

La Merkel vuole l'embargo completo La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto un "embargo petrolifero completo" contro la Libia oltre ad "ampie restrizioni al commercio" del Paese. "Spero che alla fine troveremo una posizione comune su questo punto", ha detto la Merkel durante un intervento al Bundestag. Alla vigilia del summit di Bruxelles, la Merkel ha difeso ancora una volta la decisione della Germania di astenersi sul voto sulla Libia al Consiglio di sicurezza dell’Onu, spiegando che il governo ha fatto questa scelta poiché aveva "dubbi sull’attuazione militare della risoluzione". Tuttavia, ha sottolineato la Merkel, "il governo federale appoggia senza riserve l’obiettivo che è stato approvato con questa risoluzione". Infine, la Cancelliera si augura un rapido e "durevole successo" dell’operazione.

Berlusconi: non siamo in guerra e non vogliamo entrarci "Abbiamo ottenuto non solo il pieno coordinamento Nato di tutte le operazioni della missione ma anche l’applicazione puntuale della risoluzione Onu. La coalizione è impegnata a difendere la popolazione civile, l’Italia non è entrata in guerra e non vuole entrarci". Sono le parole del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un colloquio con il Corriere della Sera, sull’intervento militare in Libia. Quanto agli obiettivi della missione, Berlusconi sottolinea che "era già tutto chiaro da sabato, quando la missione è stata decisa. Ne ho parlato con il premier inglese, David Cameron - aggiunge il premier - e con il segretario di stato americano Hillary Clinton ed erano perfettamente d’accordo". 

Contatti tra i fedelissimi del raìs e gli Usa Fonti del Dipartimento di Stato americano hanno confermato alla Cnn che i fedelissimi del raìs stanno prendendo contatto con le autorità americane. Tra gli altri vi sarebbe anche un cognato di Gheddafi. Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, aveva anticipato in un'intervista alla Abc che fedelissimi di Gheddafi, e lo stesso leader libico, "stanno cercando una via d'uscita". "Abbiamo sentito che persone vicine a Gheddafi stanno contattando conoscenti in giro per il mondo - in Africa, in Medio Oriente, in Europa, in Nord America e altrove - chiedendo: "Che facciamo? Come usciamo da tutto ciò?". E' il segnale che, se da un lato vanno avanti i raid aerei e i bombardamenti, dall'altro si cerca di trovare una via d'uscita.

Ancora bombardamenti sulla Libia Spari di contraerea e diverse esplosioni sono stati uditi stamani a Tripoli, nel sesto giorno dell'offensiva della coalizione internazionale contro il regime di Muammar Gheddafi. Ieri sera in un raid aereo sulla città assediata di Ajdabiya è stato colpito un bunker del raìs. Ufficiali libici hanno mostrato ai giornalisti, in un ospedale di Tripoli, 18 corpi carbonizzati dicendo che si trattava di militari e civili vittime di bombardamenti effettuati nella notte dalle forze della coalizione nell'area di Tajura, nella periferia di Tripoli. Le forze fedeli al raìs hanno bombardato ieri sera il principale ospedale di Misurata e alcune abitazioni della terza città della Libia, situata a 200 chilometri a est di Tripoli.