Libia, ministro degli Esteri tedesco: "Ingerenza è nostro dovere"

Guido Westerwelle, ministro degli Esteri tedesco, in un'intervista tv ha detto che il regime di Gheddafi è spacciato e, per la Germania e il mondo
democratico, l’ingerenza in questo momento è "un dovere" morale

Berlino - La comunità internazionale segue con forte apprensione gli sviluppi della situazione in Libia. Per il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, dopo le stragi di manifestanti il regime di Gheddafi è spacciato e per la Germania e il mondo democratico l’ingerenza è adesso "un dovere" morale. Lo ha detto questa mattina alla televisione pubblica Zdf, sottolineando che "una famiglia dominatrice che minaccia di guerra civile il proprio popolo è arrivata alla fine".

Conseguenze economiche Il ministro ha voluto poi contestare la tesi che la sua forte critica nei confronti del regime di Gheddafi possa avere conseguenze economiche negative per la Germania, poiché "quando si interviene in difesa dei diritti umani, non si tratta di ingerenza negli affari interni, ma questo è un nostro maledetto dovere".

Posizione netta In questo senso la posizione del governo tedesco è netta, in quanto "per noi democratici è assolutamente chiaro che non possiamo stare a guardare mentre la gente viene ammazzata, si spara ai dimostranti pacifici e viene impiegata l’aviazione per sopprimere le dimostrazioni".

Sanzioni contro Tripoli Attualmente in Libia ci sono circa 400 cittadini tedeschi, di cui il governo tedesco sta organizzando il rimpatrio. "Devono venire via tutti e noi li stiamo aiutando", ha aggiunto Westerwelle, spiegando di aver già messo in atto "misure logistiche", senza fornire però dettagli. In un intervento successivo nel corso della mattinata il ministro ha dichiarato che "se la Libia continuerà ad impiegare la violenza contro il suo popolo, le sanzioni saranno inevitabili".