Libia, missile contro fregata italiana Ma cade in acqua: bersaglio mancato

Un missile è stato lanciato contro la nave della Marina militare "Bersagliere" ma è
caduto in mare. Non ci sono stati danni nemmeno all'equipaggio. Ma La Russa: "Nessuna preoccupazione. E' totalmente da escludere che fosse
la nave italiana l’obiettivo"

Tripoli - Paura per una nave militare italiana. Un missile è stato lanciato dall’area di Zlitan contro la fregata "Bersagliere" della marina militare italiana, impegnata nella missione "Unifield Protecto". Il missile, però, è caduto in mare, distante dalla nave. L’episodio, secondo quanto si è appreso, è avvenuto alle 10 e 40, ora italiana. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, fa sapere che non c'è stato alcun danno: "Non ci sono motivi di particolare preoccupazione. E' totalmente da escludere che fosse la nave italiana l’obiettivo".  La fregata, "per prudenza, si è allontanata al largo" delle coste libiche.

Non ci sono danni A due chilometri dalla fregata Bersagliere è stata riscontrata la traccia di un missile, ma ancora non se ne conosce la natura, ha reso noto il titolare della Difesa. Durante la conferenza stampa alla Camera, La Russa ha specificato che "il missile può essere stato lanciato contro la nostra portaerei o potrebbe semplicemente essere stato un missile che aveva un altro obiettivo e poi è caduto in mare".

A bordo duecento uomini La "Bersagliere" è salpata dalla Spezia lo scorso 28 luglio e dal 30 è operativa per le operazioni in Libia. Oltre alla nave Bersagliere - al comando del capitano di fregata Gennaro Falcone, e con a bordo circa 200 uomini - la Marina militare contribuisce attualmente all’operazione Unified Protector anche con la nave anfibia San Giusto.

Nel mirino dall'inizio del conflitto Quello libico è uno scenario di guerra "molto complicato" e in questo contesto l’Italia è "nel mirino" fin dall’inizio del conflitto. La conferma che un attacco agli interessi italiani fosse più di una possibilità era arrivata proprio ieri dal responsabile degli 007 italiani, il direttore del Dis Gianni De Gennaro. Nell’audizione al Copasir De Gennaro ha affrontato anche la questione Libia. Spiegando, secondo quanto si apprende, che nel paese c’è uno scenario molto complicato e che l’Italia, assieme agli altri paesi della coalizione che appoggiano i ribelli nella lotta contro Gheddafi, è nel mirino del regime del colonnello. Il direttore del Dis avrebbe anche sottolineato che in questo contesto, sono ripetute le minacce al premier Berlusconi, anche attraverso la tv di Stato. Minacce che però non hanno portato ad un innalzamento delle misure di sicurezza predisposte per il presidente del Consiglio, che sono già elevate e vengono ritenute adeguate.

Quando Gheddafi colpì Lampedusa Era il 15 aprile 1986 quando il colonnello Gheddafi impartì l’ordine di lanciare un attacco missilistico contro Lampedusa. La sera precedente, i cacciabombardieri degli Stati Uniti sferrarono tre attacchi sulla Libia: l’obiettivo era il Rais. Nome in codice del raid aereo "El Dorado Canyon". L’attacco contro fu ordinato dal Presidente Ronald Reagan, in risposta all’attentato alla discoteca La Belle di Berlino del 5 aprile 1986, frequentata da soldati Usa. Il bilancio fu di 3 morti e 250 feriti Le ritorsione di Gheddafi fu per l’appunto il lancio di due missili "SS-1 Scud" che, almeno nelle intenzioni, avrebbero dovuto colpire l’installazione militare americana "Loran". I due Scud libici, anche in quell’occasione, fallirono il bersagli e caddero in mare: il primo esplose 2 km a nord-ovest ed il secondo a 2 km a sud-ovest dalla base di Capo Ponente.