Libia, Nato in pressing "Serve soluzione politica" E poi si scusa con i ribelli

L'Allenza Atlantica parla di "fase fluida" del conflitto. Ma chiede una "soluzione politica: fine delle violenze e dall’immediata
transizione verso un potere democratico". Scuse ai ribelli per il fuoco amico a Brega. Riprendono i combattimenti a Misurata

Bruxelles - La Nato "rifiuta l’idea di una fase di stallo politica e militare" in Libia e intende proseguire la sua missione che "è quella di proteggere la popolazione civile". Una missione, ha precisato la portavoce dell’Alleanza Oana Lungescu in conferenza stampa, resa "difficile" dal fatto che i militari fedeli a Muammar Gheddafi stanno utilizzando i civili "come scudi umani". Per questa ragione, ha commentato la portavoce della Nato, colpire gli obiettivi prefissati "senza provocare vittime civili è molto difficile". Da qui, l’importanza di trovare una rapida "soluzione politica al conflitto", che non può non passare dalla "fine delle violenze e dall’immediata transizione verso un potere democratico" ha aggiunto la portavoce.

Forte rammarico per vittime La Nato non ha intenzione di chiedere scusa ai ribelli per gli incidenti che a Brega hanno provocato la morte di diversi insorti sotto il "fuoco amico" dei raid aerei dell’Alleanza. Lo ha detto l’ammiraglio Russell Harding, vice comandante dell’operazione Unified Protector condotta dalla Nato in Libia, in un incontro stampa tra Bruxelles e Napoli. "Non è compito nostro dirvi quanti morti ci sono stati e non è nostro compito migliorare comunicazione con i media - ha detto -, ma il nostro obiettivo è risolvere la grave situazione politica e ridurre al minimo i morti; chiederò alla Nato di verificare e fornirvi una casistica dettagliata sul numero delle vittime". Parole nette che escludevano ogni tipo di scuse o rammarico su quanto successo. Rammarico che però ha espresso successivamente il segretario generale della Nato, Ander Fogh Rasmussen, "per la perdita di vite umane" a Brega.

In una nota diffusa a Bruxelles dopo che il contrammiraglio Russel Harding, numero due delle operazioni in Libia, non si era scusato per le vittime del raid di ieri a Brega durante il quale sono stati colpiti alcuni carri armati, Rasmussen ha affermato che si è trattato di "uno sfortunato incidente". "La situazione su terreno è molto fluida", ha osservato il numero uno dell’Alleanza atlantica, ricordando che "nel passato abbiamo visto che carri armati sono stati usati dal regime di Gheddafi per attaccare i civili". "L’unica ragione per cui i nostri aerei colpiscono equipaggiamento militare - ha sottolineato ancora Rasmussen - è che potrebbero essere usati per attaccare i civili, ma posso assicurare che facciano il possibile per evitare vittime civili".

Riprendono combattimenti a Misurata Intanto sono ripresi i combattimenti a Misurata fra le forze governative fedeli al leader libico Muammar Gheddafi e le truppe ribelli, che controllano la città ormai sotto assedio da settimane: lo hanno reso noto testimonianze locali. "Vi sono intensi scambi di colpi di artiglieria, razzi ed armi leggere" fra le truppe governative e le milizie ribelli, secondo quanto riportano le testimonianze; alcuni giorni fa la Nato aveva definito la difesa di Misurata e la sicurezza dei suoi 300mila abitanti una delle proprietà delle operazioni in corso in Libia.