Libia, la Nato: "Roma rispetterà gli impegni"

Il portavoce dell'Alleanza atlantica sul non utilizzo delle basi italiane in caso di attacchi alla Libia: "Il ministro degli Esteri Frattini ha assicurato che l’Italia
rispetterà tutti i suoi obblighi e impegni internazionali, e noi non abbiamo dubbi su questo".

Bruxelles - L’Italia ha assicurato che rispetterà i suoi obblighi e impegni internazionali, anche se la Nato non ha ancora affrontato la questione Libia direttamente con il governo di Roma. È quanto ha spiegato il portavoce dell’Alleanza Atlantica James Appathurai, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano un commento sulle dichiarazioni del leader libico Muammar Gheddafi circa un presunto accordo con l’Italia sul non utilizzo delle basi Nato contro il Paese nordafricano. "Non abbiamo ancora parlato con la delegazione italiana (alla Nato) - ha affermato Appathurai - ma il ministro degli Esteri Franco Frattini ha assicurato che l’Italia rispetterà tutti i suoi obblighi e impegni internazionali, e noi non abbiamo dubbi su questo".

E se la presa di posizione di Frattini ha contribuito a chiarire la portata dell'accordo fra Italia e Libia, anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa assicura che l'intesa firmata sabato scorso "non mette in discussione gli accordi precedentemente sottoscritti". Al termine di una riunione di An, La Russa spiega di "rifarsi pienamente al comunicato della Farnesina".

"Il trattato aiuterà il controllo dei migranti" Tripoli non vuole cancellare i trattati internazionali stretti dall’Italia, ma vuole "la garanzia" che non si ripeta quanto avvenne nel 1986, ha detto l’ambasciatore libico a Roma, Gaddur. Gaddur ha parlato anche del problema immigrati, sostenendo che il trattato aiuterà a controllare i flussi, e dei rimpatriati, definendola una "questione interna italiana". È difficile che la Libia "riesca a non far arrivare nessun immigrato" in Italia, ma "dopo l’accordo siglato con Roma e con l’aiuto dell’Italia e dell’Unione europea, sicuramente saremo maggiormente in grado di controllare questo flusso", ha spiegato l’ambasciatore. "Noi abbiamo un territorio vasto, controllarlo non è semplice. Questa gente arriva disperata, morta di fame, e sfida la morte in mezzo al mare". Più netto, Gaddur, in merito alle richieste degli italiani rimpatriati dalla Libia nel 1970: "Noi non dobbiamo risarcire nessuno. Nessuno ha chiesto agli italiani di venire in Libia, si tratta di una vostra questione interna. Con la firma del Trattato, gli italiani possono recarsi in Libia per turismo, per lavoro o per affari".