Libia: nel "giorno della collera" 6 morti a Bengasi

<p>
Non si fermano le rivolte
popolari che stanno infiammando il Nordafrica. <strong>La polizia spara sui manifestanti</strong>: <strong><a href="/video/libia_scontri_fuoco/id=libia17_2_11">guarda il video</a></strong> di <em>Youreporter</em>. Almeno sei persone sono
rimaste uccise oggi a Bengasi in scontri fra manifestanti e polizia 
</p>
<strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=506661"></a></strong>

Tripoli - Non si fermano le rivolte popolari che stanno infiammando Nordafrica. Nell’occhio del ciclone ci sono ora Libia e Bahrein, da dove arrivano notizie di nuovi disordini e morti. Nel Paese nordafricano si celebra la "Giornata della collera", convocata con un tam tam su Internet per protestare contro Gheddafi. Le manifestazioni sono state precedute dalla notizia di quattro morti negli scontri ad Al Beida, la terza città libica, dove i manifestanti hanno dato alle fiamme diverse auto della polizia. A far fuoco sulla folla sarebbero stati gli elicotteri delle forze di sicurezza. Alcuni siti dell’opposizione parlano anche di 13 morti, ma finora le autorità ne hanno confermati solo due. Dopo queste violenze, Gheddafi ha silurato il responsabile della sicurezza nella provincia di Al Jabar All Akhdar, colonnello Hassan Kardhaoui. Nelle città libiche scendono in piazza anche i sostenitori del Colonnello, con il pericolo di sanguinosi scontri. La tv libica ha trasmesso solo immagini di manifestazioni di sostegno a Gheddafi in varie città e la stampa ha ignorato completamente gli scontri di mercoledì a Bengasi. Mercoledì sera il leader libico ha inaugurato il nuovo centro sportivo della squadra di calcio libica Al Ahli, dove più di 15mila tifosi hanno scandito slogan a favore del colonnello.

Sei morti oggi a Bengasi Almeno sei persone sono rimaste uccise oggi a Bengasi in scontri fra manifestanti e polizia. Lo riferisce l’emittente al Jazeera citando un testimone oculare. La notizia è stata confermata da siti dell’opposizione con base all’estero.

Braccio di ferro La Libia è a rischio destabilizzazione. Lo sanno le diplomazie internazionali e lo sanno anche a Tripoli. Il colonnello Gheddafi per ora non vacilla anche perché, memore di quanto è accaduto prima in Tunisia e poi in Egitto, ha giocato d'anticipo, decidendo di mandare in piazza i suoi sostenitori. Un "braccio di ferro" in piena regola tra attivisti pro colonnello e oppositori.

Il giorno della collera Oggi l’opposizione scende in piazza per il "giorno della collera" contro Gheddafi, al potere da oltre 40 anni. Un gruppo di giovani dissidenti, sfidando il governo di Tripoli, ha organizzato attraverso i social network la giornata di protesta nel giorno dell’anniversario della strage di Bengasi del 2006, quando una folla inferocita assaltò il consolato italiano per la questione delle vignette contro il Profeta. Manifestazioni dell’opposizione dovrebbero tenersi in tutto il paese sulla scia della rivolte popolari che hanno già provocato un cambio ai vertici dei governi egiziano e tunisino. Uno dei centri della protesta sarà proprio Bengasi, città dell’est, teatro di un massacro nel 1996 nel carcere di Abu Selim, quando furono massacrati centinaia di oppositori. Fonti governative libiche hanno annunciato, per il primo pomeriggio, una manifestazione in Piazza Verde di "solidarietà" con il popolo arabo e di "sostegno alla Guida della rivoluzione". I manifestanti sono stati chiamati a radunarsi nella centrale piazza della capitale a partire dalla fine della preghiera di oggi.

Giallo sui morti ad al Baida "Almeno 10 persone sono morte nel corso degli scontri con la polizia avvenuti nella notte ad al-Baida", nell’est della Libia. È quanto hanno riferito alcuni attivisti dell’opposizione libica, citati dall’emittente al-Jazeera. Secondo alcuni blogger sul social network Twitter il numero delle vittime degli incidenti è compreso tra 9 e 13. Il bilancio delle violenze ad al-Baida, tuttavia, non è stato confermato da nessuna fonte ufficiale nè da alcun organo di stampa.

Gli scontri di mercoledi Ad Abu Selim mercoledi si sono registrati violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, che secondo alcuni attivisti hanno provocato due morti e 38 feriti. La polizia per disperdere la folla ha fatto ricorso a gas lacrimogeni e ha quindi caricato i dimostranti. A Baida, ad est di Bengasi, la polizia ha eseguito diversi arresti tra i giovani considerati gli organizzatori della protesta. Alcuni siti d’opposizioni e ong libiche hanno denunciato che negli scontri tra polizia e manifestanti sono rimaste uccise 4 persone. Il rischio di un nuovo bagno di sangue appare alto, come ha anche rimarcato il leader dell’opposizione libica in esilio, il colonnello Khalifa Haftar, che in audiomessaggio via internet ha invitato gli agenti della polizia libica a non reprimere li manifestazioni.

La strategia di Gheddafi La situazione è molto fluida, al punto che Gheddafi, secondo indiscrezioni di stampa, intende scendere in piazza in segno di solidarietà con i popoli arabi. Il governo intanto sembra seguire una duplice strategia nell’affrontare la proteste. Da un lato ha allentato la pressione sui movimenti radicali islamici, disponendo la scarcerazione di 110 membri pentiti del Gruppo jihadista per la lotta islamica, dall’altro ha accentuato la repressione dei movimento politici d’opposizione. Nelle ultime ore si segnalano arresti e sparizioni, come quelli di Jalal al-Kafawi e Mohammad Suhaim, tra gli organizzatori del "giorno della collera" sul web.