Libia, nuovo tira e molla di Bossi: "Il Cav voti la mozione o è crisi"

Dopo le dichiarazioni distensive di alcuni esponenti della Lega, come quelle del ministro Calderoli, che davano per acquisita la pace tra Pdl e Lega Nord, torna la tensione tra Pdl e Lega. Umberto Bossi torna alla carica e dice: "Se Berlusconi non voterà la mozione vuol dire che vuol far saltare il governo". Il Senatùr torna poi a parlare dei raid in Libia: "Non servono a niente, ammazzi solo la gente. Poveracci, sono poi costretti a scappare". Domani vertice del Pdl a Palazzo Chigi per fare il punto sul nodo delle mozioni

L'ennesimo tira e molla di Umberto Bossi. Dopo che ieri sembrava che si fosse trovata la quadratura del cerchio, con i sei paletti dettati dal Carroccio, ora il leader della Lega Nord torna alla carica e lancia l'ultimatum: se il premier Silvio Berlusconi non firmerà la mozione della Lega sulla missione italiana in Libia, "vuol dire che vuol far saltare il suo governo". Il leader del Carroccio, da Menaggio, ha annunciato che incontrerà "prima o poi" il premier, poi è tornato a condannare i raid aerei in Libia. "Non serve a niente bombardare - ha spiegato il Senatur -, ammazzi solo la gente. Poveracci, sono poi costretti a scappare". Il leader della Lega, Umberto Bossi, lega cosi' il destino dell'esecutivo all'appoggio del PdL alla mozione che la Lega ha preparato sulla Libia per fissare limiti alle operazioni militari italiane. A Menaggio dove si imbarchera' per la tradizionale "batelada" organizzata dal Sindacato Padano, Bossi ha detto che vedrà il Cav, "prima" del passaggio parlamentare delle mozioni. Intanto il Pdl farà il punto sul "nodo mozioni" sulla Libia domani in un incontro convocato a palazzo Chigi intorno alle 11. E' quanto si apprende da fonti della maggioranza, secondo le quali nella sede del governo sono attesi - fra gli altri - il ministro degli Esteri, Franco Frattini, i capigruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, e i vice, Gaetano Quagliariello e Massimo Corsaro. A guidare l'incontro, sempre secondo le stesse fonti, dovrebbe esserci il sottosegretario Gianni Letta e non il premier Silvio Berlusconi.

I sei paletti della Lega Le condizioni poste dalla Lega erano state spiegate sulla Padania: "Il primo punto chiave della mozione riguarda la guerra a Gheddafi: non ci sia un escalation che porti ad azioni di guerra". Nel secondo punto si sottolineava che "occorre intraprendere una intensa azione diplomatica perché purtroppo le bombe non sono mai intelligenti". Il Carroccio ha poi chiesto di "fissare un termine entro il quale far cessare qualsiavoglia azione militare" e che "non avvenga un inasprimento della pressione tributaria per finanziare le nostre missioni". Ultima, "ma di assoluta importanza, la richiesta di promuovere un concorso reale tra tutti i paesi alleati sui temi scottanti delle ondate migratorie".

Frattini: "Fissare una data è complesso"  E su uno di questi paletti si è espresso il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha detto: "Fissare una data certa per la fine dei bombardamenti italiani in Libia, come chiede la Lega, "é complesso", ma il Parlamento sarà periodicamente informato". "Possiamo ragionare su formule che sono già state adottate per altri Paesi. Ovvero delle formule che prevedano un monitoraggio costante del Parlamento e la sottoposizione periodica della prosecuzione o della modificazione del nostro impegno", ha spiegato il titolare della Farnesina sulle colonne di Libero, rassicurando sul fatto che "di sicuro non stiamo parlando di azioni militari che durano mesi e creano uno status quo pericoloso". Secondo Frattini, inoltre, nelle minacce di Muammar Gheddafi di spostare la guerra in Italia "non c'é nulla di credibile, non c'é mai stato". "All'inizio del conflitto - ha ricordato il ministro - La Russa ci spiegò che l'arsenale del Colonnello, allora al cento per cento, non era in grado di colpire il suolo italiano. Figurarsi ora con tutte le perdite che ha dovuto subire".