Libia, pace fatta tra Pdl e Lega: accordo sulla mozione scaccia la crisi

La maggioranza accoglie le richieste della Lega sulla data di "scadenza" della missione italiana e sull'individuazione di fonti per finanziare la missione non provenienti da un incremento del prelievo fiscale. Soddisfatto il Senatur: "Anche Berlusconi voterà la mozione, perché a noi va bene e a lui non va male".
Disinnescata la crisi tra Pdl e Lega

Alla fine la maggioranza ha trovata la quadra. Al termine del vertice fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi i capigruppo della maggioranza, il leghista Marco Reguzzoni ha annunciato che è stato raggiunto un accordo sulle mozioni sulla Libia presentate alla Camera. Sono state accolte le richieste del Carroccio sulla data di "scadenza" della missione italiana e sull'individuazione di fonti per finanziare la missione non provenienti da un ulteriore incremento del prelievo fiscale. Tuttavia la Nato frena sulla tempistica della missione ricordando che "durerà finché sarà necessario".

Trovata la quadra nella maggioranza Le richieste della Lega sono confermate, in particolare l’indicazione del termine temporale missione, anche se da stabilire "in accordo con gli organismi internazionali e con i Paesi alleati". Sul fronte della copertura inoltre, l’impegno del governo sarà quello di non imporre "un’ulteriore pressione tributaria" nei confronti dei cittadini. Prevista infine la "razionalizzazione e riduzione" delle missioni internazionali dell’Italia, anche se il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sottolinea che "da tempo c’è un impegno, preso anche con il Presidente della Repubblica all’ultima riunione del Consiglio supremo di difesa, di ridurre gradualmente tutte le missioni con l’accordo delle organizzazioni internazionali, anche se mai unilateralmente". "Tutti i nostri punti sono stati recepiti", aggiunge Reguzzoni spiegando che il testo della mozione leghista "non è stato modificato e che ci sono delle aggiunte che parlano, sempre nell’ambito del rispetto degli accordi internazionali, di una riduzione di una razionalizzazione delle missioni attualmente in corso". Il governo, inoltre, "si impegnerà con gli alleati nel fissare una data per la fine della missione e comunicarla al Parlamento". L’intesa riceve la benedizione di Bossi che è stato interpellato al telefono dai suoi durante l’incontro di maggioranza.

La mozione sarà discussa oggi dall’aula della Camera e votata domani. Al Senato invece non ci saranno nuove mozioni sull’andamento della missione in Libia ma si terrà una sessione speciale per un nuovo dibattito, che si svolgerà tra due settimane. Le preoccupazioni di Berlusconi Mentre Bossi è al lavoro per evitare che "i costi della guerra ci uccidano", Berlusconi si impegna affinché tutte le mosse dell'Italia rientrano a pieno nelle regole della Nato. Durante il vertice di questa mattina, secondo quanto riportano fonti vicine alla maggioranza, il premier avrebbe dimostrato una forte indignazione per la morte del figlio del raìs. "Se hanno volutamente assassinato il figlio di Gheddafi - sarebbe il ragionamento del Cavaliere - si tratterebbe di un fatto gravissimo perché l’omicidio non rientra fra gli obiettivi della missione alleata". Ad ogni modo, Berlusconi ha insistito affinché il governo si mostri unito e compatto. "Non è vero che abbiamo ceduto alla Francia - avrebbe spiegato - abbiamo mantenuto le mostre posizioni ed i francesi hanno promesso di prendere una posizione netta in sede europea sul problema dell’immigrazione".

Il Pd marca stretta la Lega Il Pd, che sperava nella crisi di governo, rimane insoddisfatto davanti al raggiungimento dell'accordo di maggioranza. "La Lega non è una forza pacifista - tuona il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro - il suo pacifismo è un pacifismo dettato da convenienza ed egoismo. La Lega vuole sfruttare la vicenda libica in chiave elettorale. Nella Lega domina una valutazione di convenienza che punta a convogliare sulla propria posizione il malcontento di una parte dell’elettorato di centrodestra". Per la Finocchiaro sarebbe necessario che "l’Italia fosse protagonista, con gli altri Paesi, nella ricerca di una strada, che non può essere solo quella militare".