Prima la Libia, poi la Cina

Contro la Juve si è visto un Genoa straordinario, che ha giocato miglior calcio e meritava la vittoria. Di là mancavano i pezzi da novanta, ma intanto di qua non c'erano Marco Rossi e Sculli, eppoi da Coppola a Juric, da Bega a Criscito, da Fabiano a Botta, da Greco a Barasso, da Longo a De Rosa è stata tutta una gara a chi risultasse più bravo. E bravo Gasperini! Ma attenti ai numeri: sommando 4 soli punti nelle ultime 6 partite si è finiti all'8° posto in classifica, cioè temporaneamente fuori dai giochi. Oltretutto, nella corsa ai primi due posti Napoli e Bologna sgomitano per far compagnia alla Juve, e si tratta di avversari alla lunga domabili solo se a gennaio si centreranno due degni rincalzi per Bega e Rossi e un potente centravanti col fiuto del gol, che permetta a Greco di sistemarsi sulla fascia sinistra, dove risulta devastante.
Per intanto non sarebbe male far fuori l'Empoli in Coppa Italia, guadagnandosi un doppio confronto con l'Inter da mille e una notte. Come ha dimostrato la Sampdoria, a volte brindando in Coppa si moltiplicano le forze.
A proposito, dopo il pezzo di mercoledì scorso mi ha telefonato Beppe Marotta. Non per rinfacciarmi di pretendere troppo da lui che ha dovuto chiudere la campagna estiva di «rafforzamento» con un attivo di un milione di euro, ma per sottolineare educatamente talune circostanze «a scarico» effettivamente degne di considerazione.
La prima. «È vero che Empoli e Atalanta stanno facendo meglio di noi in campionato pur avendo chiuso le campagne estive in forte attivo (rispettivamente a "+7,7" e "+9" milioni di euro, n.d.s.) ma la cosa si spiega con i fiorenti vivai che permettono loro di fare ogni anno plusvalenze importanti, da impiegare abilmente in rinforzi, con la cessione di uno o due validi elementi da loro cresciuti a costo iniziale zero. Sacrosanta politica che la gestione Garrone ha dovuto ricominciare da capo, avendo trovato in eredità poco o niente, e che appunto ora sta cominciando ad offrirci i primi sensibili risultati a livello di Allievi e Primavera, in cui stiamo dominando il campo».
La seconda. «Finché non si riuscirà a ridurre a "uno a cinque" - dall'attuale iniquo "uno a venti" - la sperequazione in fatto di introiti televisivi fra le 5-6 potenze calcistiche nazionali e il gruppo dei Club medio-piccoli, sarà perfettamente inutile che un presidente pur facoltoso come Garrone faccia ulteriori sforzi nel tentativo di accedere alla Champion's League. Sarebbero soldi buttati».
Si tratta di precisazioni legittime e sensate, che rendo volentieri pubbliche con l'onestà intellettuale di cui mi dà atto lo stesso Marotta. Il che, ribadisco, non toglie che un bravo allenatore come Novellino assolutamente non meriti di passare per lo scemo del villaggio come purtroppo accadde all'ottimo Spalletti, ora giustamente sull'altare, quando si trovò a gestire la panchina della Sampdoria al lumicino di Enrico Mantovani. È chiaro - tanto per dire - che se dai cartellini di Pisano e Diana vuoi ricavare tanti soldi, volponi come Zamparini e Sensi ti oppongono il conguaglio tecnico che garba a loro. Ma come riconosce lo stesso valoroso Marotta, si poteva comunque far qualcosa di meglio, sul mercato, pur agendo a costo zero.
Che tutto andasse peraltro troppo storto era d'altronde lampante. Dal gennaio scorso in avanti certe scommesse del Club sono state eccessive, ma è innegabile che sul risultato negativo abbia gravato un impressionante cumulo di disgrazie. Anche questa Sampdoria qui potrà dire la sua, alla rincorsa di un dignitoso 7°-8° posto finale, se appena elementi fondamentali come Falcone, Flachi, Bonazzoli (il livello di forma del centravanti sta crescendo lentamente e per ora non supera il 60%), Volpi, Palombo e Quagliarella potranno offrire prolungato rendimento ottimale, e se contestualmente il Club reperirà sul mercato di gennaio un valido sostituto di Terlizzi e una tosta ala destra degna di questo nome.
Quanto alla vittoria di Messina, preziosa quanto quella di Palermo in coppa Italia (sia benedetta la generosa terra sicula), ci stava ormai in termini di calcolo delle probabilità, dopo 15 trasferte (le ultime 9 del campionato scorso e le prime 6 dell'attuale) andate a male. Già ci stava largamente ad Ascoli (dove finì 1-1 per via di troppe occasioni fallite) e a Bergamo (beffardo 3-2 finale, da 0-2), mentre le ulteriori miserevoli sconfitte di Cagliari, Palermo e Torino gridavano vendetta: puntualmente centrata.
Ora, per favore, fateci vedere pancia in dentro e petto in fuori contro il Siena, signori blucerchiati.