Libia, pozzi in mano ai ribelli. Ora è incubo caro petrolio

Ieri pomeriggio le agenzie hanno battuto la notizia che i principali terminal petroliferi a Est di Tripoli, Ras Lanuf e Marsa El Grega, erano stati strappati al controllo statale e «conquistati» dai rivoltosi. Confuse le testimonianze: secondo alcuni abitanti della zona, estrazione ed export continuano, secondo altri il flusso sarebbe stato ridotto. I rivoltosi intendono «proteggere» i pozzi dai rischi colpi di mano (e di testa) del regime, nella consapevolezza dell’importanza che hanno per il Paese. Ieri Gheddafi ha minacciato: «Se la situazione peggiorerà si interromperanno i flussi di petrolio».
Sui mercati, il Brent è schizzato a 120 dollari al barile, anche sulla spinta della speculazione. Paolo Scaroni, ad dell’Eni, si è detto convinto che se la situazione si stabilizzerà, il petrolio potrebbe tornare sotto i 100 dollari, ma ha ammesso che «siamo in una situazione un po’ d’emergenza». L’Eni nel suo piano 2011-2014 aveva basato il prezzo del petrolio a 70 dollari al barile. Su un altro fronte, un’altra industria fortemente toccata da questi rincari come quella del trasporto aereo, aveva basato le sue previsioni sugli 84 dollari. Il direttore generale della Iata, Giovanni Bisignani, ha ricordato che «ogni dollaro di rincaro del barile equivale a 1,6 miliardi di oneri aggiuntivi sull’industria del trasporto aereo, che possono solo in parte essere recuperati con la voce caro-greggio». Secondo il New York Times a questi livelli i costi del carburante per le compagnie saliranno dal 30 al 40% sul totale delle uscite.
Sonatrach, la compagnia di Stato algerina, «continua le sue operazioni di estrazione in Libia e le sue attività non saranno danneggiate» ha affermato ieri il ministro dell’energia di Algeri. Ma già gli osservatori guardano alle eventuali fonti alternative, individuate in Congo, Gabon, Angola e Nigeria. L’Arabia Saudita si è già messa a disposizione dell’Europa per garantire le scorte. Per Scaroni, comunque, problemi per le forniture in Italia non ce ne saranno, e si è mostrato fiducioso: «Guardiamo al futuro con una certa tranquillità», ha detto, grazie anche agli investimenti fatti da Eni per aumentare le importazioni di gas da Russia e Algeria. «Il petrolio libico è facile da rimpiazzare» ha assicurato. Ieri il primo ministro russo Vladimir Putin ha affermato che la forte tendenza al rialzo del prezzo del graggio «è una minaccia grave» per la crescita economica. Le Borse hanno mostrato un atteggiamento attendista, con indici stabili. Solo Wall Street, in serata, ha virato in negativo.