Libia, Ranieri invoca una rivolta in Italia E vuole la moschea

(...) Ma d’altra parte va anche detto di fronte a chi ha detto certe cose. Le ha dette in una Sala Rossa di Palazzo Tursi gremita da persone che stanno «organizzando una mobilitazione generale delle forze che si ritrovano nei valori della Resistenza per la difesa della Costituzione». La platea è quella del XV congresso provinciale dell’Anpi. E l’assessore alla Cultura spiega che «non possiamo permetterci che a Genova non esista ancora il Museo della Resistenza. Anpi e Comune costruiscano un comitato, magari usando le nuove tecnologie che oggi ci appiattiscono sul presente, partendo dalla Casa dello Studente, luogo delle torture nazifasciste». Ecco, l’importante poi è andare a dire che non ci sono i soldi per gli asili e i disabili. Ma d’altra parte Ranieri ci crede davvero: «In tempi di crisi, dove mancano sempre le risorse e guidare l’amministrazione pubblica è difficile, queste sono per me le due priorità».
E via con tutto il sempreverde repertorio della retorica resistenziale. Con il presidente nazionale dei partigiani, Raimondo Ricci, che invoca la piazza riservandosi poi di trovare un nemico, o almeno un motivo per manifestare. Alla fine lo trova nel solito ritornello. «L’Anpi sta organizzando la mobilitazione generale per difendere la Costituzione». Da chi o da cosa non lo dice. Neppure sa bene quando e come. «Non abbiamo ancora definito i termini precisi della mobilitazione - ha precisato Ricci - ma è un’iniziativa che porteremo avanti. Siamo per l’unità di tutte le forze che si oppongono alle derive da qualunque parte vengano, anche coloro che non hanno una militanza politica definita, ma condividano i valori generali per cui la Resistenza si è battuta». Il soccorso rosso glielo offre ancora Ranieri, che riesce a collegare i suoi discorsi alla prima cosa attuale che gli suggerisce il mondo della realtà. «Dalla terribile dominazione fascista del generale Graziani in Libia, oggi siamo passati alla amazzoni di Gheddafi e alle veline di Berlusconi - va in triplo salto mortale l’assessore - Ma così come durante la Resistenza, ancora oggi nel mondo nascono movimenti per la libertà e la democrazia, ancora oggi c’è un’altra Italia». Boh, dalla Libia all’Italia c’è arrivato con i barconi? Ieri sera Striscia la Notizia ha mandato in onda le amazzoni? A quel punto ormai vale tutto. «Come nella Resistenza in Italia, oggi nel mondo nascono movimenti che mettono al centro il cambiamento, in Tunisia, in Egitto, in Libia, nel Maghreb - ha detto Ranieri - in Libia è in corso uno scontro di potere tra donne e uomini che per la libertà e la democrazia affrontano un tiranno. L’Italia ha l’unico capo del governo in Europa che ha baciato l’anello del dittatore libico - ha continuato - come andrà lo scontro in Libia dipenderà anche da noi, dall’Occidente, se saranno inviate navi da guerra contro l’immigrazione è probabile che vinca il fondamentalismo, spesso l’estremismo islamico è nato dal nostro rifiuto». Non una parola, dall’assessore alla Cultura, per dire che a Genova una manifestazione antifascista andrebbe fatta innanzitutto contro quella kultura che inneggia all’eliminazione fisica di un rivale politico, rilanciata l’ultima volta sui muri di San Martino nei confronti di Plinio. Ma quella kultura, evidentemente, sarebbe ben accolta in «tutte quelle forze, da qualunque parte vengano».