Libia, Sarkozy cede sulla Nato Il Cav: "Trattare con Gheddafi"

Lungo braccio di ferro tra gli alleati. Obama avverte: "I contributi nazionali sono possibili solo in mano alla Nato". Napolitano si unisce a Berlusconi. La Francia prima minimizza, poi propone l'istituzione di una cabina di regia. Infine l'Eliseo trova l'accordo con l'Inghilterra e gli Stati Uniti. Ma la Germania si ritira
dalle operazioni Nato nel Mediterraneo. La Clinton pensa che il raìs stia cercando una via d'uscita. Ma Gheddafi lancia la sfida dal bunker: &quot;I missili? Ci ridiamo sopra&quot;. Proseguono i combattimenti: <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=513234">tank e cecchini in azione a Misurata, esplosioni a Tripoli</a></strong>. Allarme attentati: <strong><a href="/a.pic1?ID=513239 ">i servizi inglesi mettono in guardia l'Italia</a></strong>

Roma - Ieri c'è stata una lunga giornata in cui hanno giocato un ruolo determinante le diplomazie internazionali, gli alleati trovano l'accordo sul ruolo chiave per la Nato nella struttura di comando dell’operazione in Libia tra Usa, Francia e Gran Bretagna. In serata, il presidente americano Barack Obama ha chiamato il presidente francese Nicolas Sarkozy ed il premier britannico David Cameron. Con loro, ha riferito il consigliere per la sicurezza nazionale Ben Rhodes, ha "discusso dei sostanziali progressi realizzati per fermare l’avanzata delle forze di Gheddafi e stabilire una no fly zone sulla Libia". Rhodes ha sottolineato che hanno anche concordato sul fatto che "la Nato dovrebbe svolgere un ruolo chiave nella struttura di comando".

Clinton fiduciosa, ma Gheddafi lancia la sfida Il segretario di Stato Hillary Clinton, in un'intervista all'Abc è sembrata sicura che la guerra non durerà molto: secondo lei il Colonnello sta cercando "una via d'uscita. Tutto ciò in parte è una sceneggiata - ha commentato Hillary Clinton - il tentativo di inviare certi messaggi a un gruppo, altri messaggi a un altro. E in parte corrisponde esattamente al modo di comportasi di Gheddafi. E' in qualche modo imprevedibile. Ma pensiamo che in parte stia esplorando quali siano le sue opzioni, dove possa andare, cosa possa fare". Eppure poco prima Gheddafi ha lanciato la sfida dal bunker: "I missili? Ci ridiamo sopra". Poi, attraverso il vice ministro degli Esteri Khaled Kaaim, il regime ha accusato: "E' chiaro che le forze dell'Occidente vogliono uccidere Muammar Gheddafi e che sono più interessate ad aiutare i ribelli ad avanzare piuttosto che a proteggere i civili". E in serata anche Barack Obama ha ribadito che il rischio è quello che il raìs temporeggi "malgrado l'imposizione della no-fly zone e anche se le sue forze sono state indebolite".

La Nato lavora alla no fly zone Il Consiglio Atlantico della Nato ha chiuso oggi una lunga riunione e si riunirà nuovamente domattina per discutere l’eventuale attivazione della no fly zone con un ruolo di comando per l’Alleanza Atlantica. La riunione informale di oggi pomeriggio, alla quale hanno comunque partecipato i 28 ambasciatori, il presidente del comitato militare ed il segretario generale, ha concluso l’approvazione della pianificazione militare. Per il passaggio alla fase operativa di una ’no-fly zonè con un ruolo chiave per la Nato in una struttura di comando è necessario una approvazione formale, che, dopo l’annuncio del presidente Obama sulla disponibilità del presidente Sarkozy e del premier Cameron, sembra possibile si possa raggiungere domani. In una dichiarazione fatta nel pomeriggio, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen aveva fatto riferimento alla disponibilità "a dare il nostro contributo, se necessario, in modo chiaramente definito, al vasto sforzo internazionale per proteggere la popolazione libica dalla violenza del regime di Gheddafi".

La Germania si ritira dal Mediterraneo La Germania si è ritirata dalle operazioni Nato nel Mediterraneo a seguito dell’inizio delle operazioni in Libia. A renderlo noto è stato il ministero della Difesa a Berlino precisando che due fregate ed altre due imbarcazioni a bordo delle quali si trovano in totale 550 unità sono state messe sotto comando tedesco. Non è stato precisato al momento se le imbarcazioni resteranno o meno nel Mediterraneo. Verranno ritirate anche le 60-70 unità che prendono parte alle operazioni di sorveglianza aerea della Nato nel Mediterraneo. "Perché vi è una componente dell’embargo sulle armi che prevede l’uso della forza se necessario, la Germania ha deciso che non prenderà parte a tale azione", ha spiegato un portavoce della Difesa. La Germania era coinvolta in tre operazioni Nato nel Mediterraneo, tra cui la missione antiterrorismo Active Endeavour.

Anche Napolitano si unisce al Cav Il comando delle operazioni in Libia affidato alla Nato "rappresenta la soluzione di gran lunga più appropriata". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso dell’incontro avuto oggi al Quirinale con l’ex speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, ricevuta insieme ad una delegazione bipartisan della stessa Camera dei Rappresentanti e all’ambasciatore Usa in Italia David Thorne. Napolitano ha ribadito "l’esigenza imprescindibile sostenuta dall’Italia, in piena sintonia con Stati Uniti, Regno Unito ed altri alleati, di un comando unificato". Pelosi ha messo in evidenza "la funzione cruciale che spetta all’Italia nell’attuazione della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: posizione risultata pienamente condivisa dal membro del Congresso John Mica, rappresentante della maggioranza repubblicana, e dagli altri componenti della delegazione". La delegazione guidata da Pelosi, reduce da una visita in Afghanistan, ha espresso "vivo apprezzamento per il ruolo svolto dall’Italia fin dall’inizio dell’impegno in Afghanistan e più di recente per il ruolo guida nell’addestramento delle forze di sicurezza afghane assunto dai nostri Carabinieri".

La cautela di La Russa "E' stato fatto un grande passo avanti con la decisione che la Nato avrà un grande ruolo nell'operazione" in Libia, ma "probabilmente questa dizione non è sufficiente". E' questa l'opinione del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, secondo il quale il rischio è che l'Alleanza si appoggi "alle strutture della Nato, avrà le regole d'ingaggio e la linea di comando della Nato, ma non sarà un'operazione completamente della Nato. Ma è comunque molto vicino a quello che abbiamo chiesto, anche se non completamente". Secondo il ministro oggi non c'é confusione, "perché sappiamo benissimo chi comanda, ma non siamo contenti di chi comanda e di come è la situazione. Attualmente c'é una coalizione formata da vari paesi e la comanda un ammiraglio americano: noi invece vorremmo che tutta l'operazione passasse sotto l'egida della Nato. Con noi l'hanno detto gli inglesi, abbastanza gli americani, e poi c'é stato il grande passo avanti di questa sera" che è "una grande vittoria della politica e della diplomazia italiana, perché siamo stati noi a costringere gli altri a scegliere". 

L'accordo sul rispetto embargo La Nato farà rispettare l’embargo sulle armi alla Libia previsto dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto in sede di rappresentanti permanenti nel Consiglio Atlantico, riunito oggi nel quartier generale dell’Alleanza atlantica. Quello sul rispetto dell’embargo delle armi è il secondo "mandato" per operazioni in Libia sul quale i 28 paesi dell’Alleanza Atlantica riescono a trovare un accordo dopo quello per una missione di protezione armata di una missione umanitaria raggiunto in sede di ministeriale difesa giovedì scorso. Le operazioni di controllo dell’embargo, come a suo tempo spiegato da fonti Nato, implicano la possibilità di fermare con l’uso della forza le navi o i convogli sospettati di trasportare armamenti per il regime libico. Nessuna decisione ancora è stata presa sulla dichiarazione di no fly zone da parte della Nato.

Ma Sarkozy fa orecchie da mercante Il presidente francese Nicholas Sarkozy non ascolta le pressioni della comunità internazionale. Anzi. Il portavoce del Quai d’Orsai, Bernard Valero, fa sapere che la cooperazione tra l'Italia e la Francia sulla crisi libica "è eccellente" e Parigi è "molto grata" per la partecipazione italiana alle operazioni militari nell’ambito della risoluzione 1973 dell’Onu. Intervistato dall’Agi Valero ha, tuttavia, invitato la comunità internazionale a "non perdere tempo in polemiche sterili e artificiose". Ancora una volta, infatti, la Francia prova a fare orecchie da mercante alle richieste avanzate sia dall'Italia sua dagli Stati Uniti. Il portavoce si è detto "sorpreso" del risalto dato dalla stampa italiana a una crisi diplomatica tra i due Paesi. "Quando ho letto i giornali stamane sono caduto dalle nuvole", ha detto spiegando di aver molto apprezzato anche l’intervento del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, al G8 di Parigi. "Tutti pensiamo alla Nato. Ma non per questo dobbiamo scagliarci l’uno contro l’altro". "Bisogna ritornare ai fondamentali - ha aggiunto il portavoce. - E il problema non sono la Francia e l’Italia ma è il regime di Gheddafi". Valero ha ricordato i "milioni di cittadini libici" che stanno soffrendo di questa situazione e chiedono sicurezza e "a cui dobbiamo dare una risposta". "La priorità ora - ha proseguito - è trovare la buona soluzione e a questa non si arriva mettendosi l’uno contro l’altro ma agendo uniti".

Le cabina di regia La Francia ha proposto ai suoi alleati della coalizione che bombardano da sabato posizioni libiche "un organismo di controllo politico", una sorta di cabina di regia dell’operazione militare, a livello di ministri degli Esteri. Il capo della diplomazia francese, Alain Juppé, ha proposto ai colleghi britannici che "sono d’accordo di mettere in piedi un’istanza di controllo politico dell’operazione che riunisca i ministri degli Esteri degli stati che sono intervenuti e quelli della Lega araba". "Dovremmo riunirci nei prossimi giorni a Bruxelles, a Londra o a Parigi, e ripetere regolarmente questo tipo di riunione per rimarcare con evidenza che il controllo politico esiste", ha aggiunto Juppè sottolineando che "naturalmente, il mondo arabo avrà tutto il suo spazio". "A partire da questo controllo politico, e sotto la responsabilità del ministro della Difesa (francese), utilizzeremo certamente le capacità di pianificazione e di intervento della Nato - ha precisato il ministro - le cose da questo punto di vista sono completamente chiare". "Per noi quest’operazione è inizialmente un’operazione voluta dalle Nazioni Unite, è condotta da una coalizione di stati membri dei quali non tutti sono membri della Nato - ha insistito Juppè - questa non è dunque un’operazione della Nato, anche se deve potersi sostenere sui mezzi militari di pianificazione e di intervento dell’alleanza". In occasione del suo intervento il ministro francese ha anche reso "omaggio" ai soldati francesi impegnati nell’operazione, salutato "il ruolo del Libano" nella messa a punto di una risoluzione all’Onu che autorizza il ricorso alla forza per proteggere civili e il ruolo della missione diplomatica francese all’Onu che ha permesso di costituire un sostegno internazionale a un via libera delle Nazioni Unite.

Ma la Farnesina prende le distanze La convocazione di una riunione dei ministri degli esteri dei Paesi coinvolti nell’intervento militare in Libia preannunciata dal capo della diplomazia francese, Alain Juppe, è per l’Italia solo "una delle diverse ipotesi di lavoro che si stanno discutendo", discussioni in cui sono coinvolti "tutti i Paesi membri della coalizione". Fonti della Farnesina interpellate dall’Adnkronos precisano che "non è detto che si concretizzi" la proposta di Juppe per una riunione da tenersi a giorni in una capitale europea, e quindi, a maggior ragione, la creazione di una "cabina di regia" dell’operazione in Libia a livello di ministri degli esteri. L’Italia, si ricorda, continua a ritenere come prioritaria l’assegnazione del comando delle operazioni alla Nato.

Gheddafi: "Alla fine vinceremo" "Alla fine vinceremo noi", ha detto il leader libico Muammar Gheddafi rivolgendosi alla folla a Tripoli ripreso in diretta dalla televisione. Parlando dalle rovine del suo palazzo diroccato di Tripoli, il Colonnello ha ribadito che "americani e europei sono i nuovi nazisti". "Ma io sono qui, io sono qui - ha ripetuto davanti ad alcune centinaia di persone - alla fine vinceremo".