In Libia scatta la caccia all'uomo: bombe sul rifugio del raìs a Sirte

Il ministro degli Esteri italiano svela un inquietante retroscena: Gheddafi voleva gettare l'isola di Lampedusa nel caos. Poi assicura: &quot;L'Italia non manderà truppe di terra&quot;. Il raìs sarebbe stato localizzato a Sirte, i Tornado della Gran Bretagna starebbero bombardando il rifugio del Colonnello con missili ad alta precisione. <strong><a href="/esteri/ecco_dove_resistono_fedelissimi_regime/26-08-2011/articolo-id=541942-page=0-comments=1" target="_blank">La mappa dei lealisti</a>: </strong>non <a href="/esteri/gheddafi_e_circondato_ma_lui_tv_incita_suoi_distruggere_insorti/26-08-2011/articolo-id=541944-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>si combatte</strong></a>
solo a Tripoli, ma pure ad ovest e ad est della capitale. <a href="/esteri/caccia_rais_scatta_blitz_porta_porta/26-08-2011/articolo-id=541945-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>E' caccia al raìs: scatta il blitz porta a porta</strong></a><strong><strong><strong><strong> FOTO: </strong><strong><a href="http://www.ilgiornale.it/fotogallery/la_battaglia_tripoli/id=3304-foto=1... target="_blank">Tripoli sotto assedio</a> </strong></strong></strong></strong>

Tripoli - Se nella capitale libica continuano gli spari e gli scontri tra lealisti e ribelli, l'attenzione sembra spostarsi a Sirte, città natale di Muammar Gheddafi. Qui infatti il raìs sarebbe intanto stato localizzato, secondo fonti dell’Eliseo vicine a Nicolas Sarkozy. Il colonnello libico, finora introvabile, sarebbe stato visto nella sua città, ormai uno dei pochi bastioni di resistenza del regime, dove i tornado della Raf hanno bombardato con missili ad alta precisione un vasto bunker. "Non è questione di trovare Gheddafi - ha però detto il ministro della Difesa britannico Liam Fox -  ma di assicurare che il regime non abbia la capacità di continuare la guerra contro il popolo libico". Una battaglia tra lealisti e ribelli, inoltre, è in corso a Ras Ajdir, al confine tra Libia e Tunisia.

La Ue favorevole a sbloccare i beni L'Europa potrebbe scongelare i beni libici, a patto che i fondi sbloccati non finiscano in mani sbagliate. Imposto mesi fa come sanzione al regime di Gheddafi, lo scongelamento sarà uno dei principali argomenti nella riunione del Cairo Group che si terrà oggi a New York sotto l’egida dell’Onu con la partecipazione della rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, dell’Unione Africana, della Lega Araba e Organizzazione della conferenza islamica. Secondo quanto riferito a Bruxelles da una portavoce della Ashton, in Europa l’argomento dello sblocco dei beni è anche argomento di "consultazioni tra gli stati membri" della Ue. "Si stanno valutando le diverse opzioni - ha detto la portavoce - Ma bisognerà trovare il modo per evitare che gli asset non vadano ai sostenitori di Gheddafi ma al Cnt".

Gli ordini "orribili" del raìs E il ministro degli Esteri, Franco Frattini svela alcuni degli inquietanti piani di Gheddafi. Ordini "terribili" impartiti dal raìs e dal suo governo durante la guerra. Sono i messaggi "delle autorità del governo libico che davano ordini di mascherare cadaveri militari con abiti civili per fare cadere colpe loro sulla Nato. E poi abbiamo le prove degli ordini dati dal governo di Gheddafi per trasformare Lampedusa in un inferno: Mettete sui barconi migliaia di disperati e gettate l’isola nel caos. Abbiamo le prove e non possiamo fare finta di nulla".

Frattini: "Gheddafi processato all'Aja" Anche per questo Frattini torna a chiedere un processo davanti la Corte penale internazionale dell’Aja, perché si possa "giudicare Gheddafi, suo figlio, il capo dei servizi segreti libici per crimini contro l’umanità". È necessario processare l’ex leader libico all’Aia prima che a Tripoli "perché è chiaro che sono delitti enormemente più gravi di ogni altro delitto per cui i libici vorranno eventualmente processare Gheddafi e la sua famiglia", ha spiegato Frattini. Il processo presso la Cpi "non è in alternativa", ha proseguito: "Si tratta di reati che vengono per primi perché hanno toccato il cuore dell’intera umanità. Sappiamo di 20.000, forse più, civili che sono stati trucidati dalle truppe su ordine diretto di Gheddafi e dei suoi diretti collaboratori". Poi assicura: "E' prevista una attività di formazione con istruttori militari e civili, in particolare per la guardia costiera e la polizia marittima libica che si dovrà ricostituire. Analogamente si procederà a un programma formativo nel settore medico. L'Italia vuole partecipare al processo di ricostruzione con la formazione e con tante altre cose, ma non partecipa ad azioni militari di combattimento su terra".