Le librerie cristiane mettono al bando il Corano

da Londra

Il Corano non sarà più in vendita nella più antica e prestigiosa catena di librerie cristiane del Regno Unito: la Spck Bookshops ha deciso di mettere al bando il libro sacro dell'Islam perché «ostile al cristianesimo». «Tenere in stock libri ostili al cristianesimo, come è indubbiamente il caso del Corano, può creare in alcuni la falsa impressione che noi consideriamo il sistema di credenze delle altre religioni come un'alternativa valida alla nostra religione», ha spiegato al domenicale Sunday Times l'avvocato texano Mark Brewer. Il grintoso avvocato capeggia la «St Stephen the Great Charitable Trust». Questa fondazione, legata alle conservatrici chiese ortodosse, ha comprato a novembre la maggioranza di controllo della Spck Bookshops.
La nuova proprietà ha deciso di non vendere più nessun libro di altre religioni nelle 23 librerie che ha a ridosso o dentro il perimetro di altrettante cattedrali e chiese, per lo più anglicane. Il bando è generale ma in concreto colpisce soprattutto il Corano, l'unico testo non cristiano finora acquistabile nella catena di Spck Bookshops dove quasi mai erano disponibili volumi di letteratura religiosa ebraica, induista o buddista. Brewer ha detto al Sunday Times che la nuova proprietà punta a una rapida espansione della catena di librerie cristiane con l'obiettivo di farne un vitale strumento di rivangelizzazione in una realtà contrassegnata da una «estrema secolarizzazione» e da una «esplosione dell'Islam».
Uno dei due rappresentanti della chiesa anglicana nel consiglio di amministrazione di Spck Bookshops, il vescovo di Gloucester, si è detto contrariato dalla messa al bando del Corano: «Se avessi comandato io - ha sottolineato - non avrei emesso quella direttiva». Nel suo insieme la Chiesa anglicana, che fino a novembre controllava la catena di librerie religiose tramite la «Society for Promoting Christian Knowledge», una gloriosa fondazione sulla breccia da 308 anni, preferisce un approccio più accomodante all'Islam e insiste sulla necessità del dialogo.