Libri da ardere, la guerra surreale della Nothomb

Basta dire Puccini e pensi subito a Mimì, al mondo piccoloborghese fatto di cuffiette, sartine, soffitte. E a eroi senza elmo e corazza: perché Puccini, in Bohème, canta i sentimenti e le vicende di persone qualunque che sono simboli e metafore, valori lirici puri. Ancor prima, Puccini canta la giovinezza. Una volta tanto, i protagonisti di Bohème saranno per davvero giovani, dobbiamo infatti ammettere che fa sempre un certo effetto imbattersi – come spesso capita - nelle Mimì, Musetta, Rodolfo e Marcello cinquantenni che s’atteggiano a giovani squattrinati divisi fra tavolozze, pennelli, ricami, pene d’amore e sotterfugi per sbarcare il lunario.
È giovane il cast della Bohème in scena al Teatro Ciak-Fabbrica del Vapore oggi alle ore 21.00 e domenica alle ore 18. Lo spettacolo è messo a punto dal Teatro dell’Opera di Milano e vede Fabio Buonocore (Rodolfo), Olga Kotlyarova (Mimi), Mirko Quarello (Marcello) e Deborah Leonetti (Musetta) impegnati nei ruoli principali. L’Orchestra Filarmonica di Milano è diretta da Pierangelo Gelmini e la regia è affidata a Mario Riccardo Migliora. Che vuole cantanti anticonvenzionali, ai quali viene richiesto di costruire la scena, creare piazze, dipingere alberi. Questo, mentre il pubblico sarà coinvolto in un’esperienza multisensoriale, anzitutto olfattiva, con i profumi dei fiori e delle mercanzie delle bancarelle parigine in scena che imbeveranno la platea del Ciak.
Bohème è il capolavoro di uno stratega delle emozioni quale fu Puccini, e così capita che si pianga poiché Mimì muore, pur consapevoli che tutto è finzione, è teatro in musica. E aveva un bel lamentare Arturo Toscanini, a proposito della Bohème del direttore d’orchestra Victor De Sabata, che i clangori finali erano eccessivi. «Dite a De Sabata che non muore Sigfrido, ma è soltanto una piccola fioraia...». E De Sabata a rincalzo, «dite al Maestro che è vero, ma che in quel momento a Rodolfo crolla addosso l’universo». Quel crollo viene tradotto da un’orchestra a tutta forza, orchestra-personaggio che dipinge il sentimento grigio e caliginoso della città, le gocce che rianimano Mimì svenuta, la magrezza spigolosa della signora Benoit, la morte e il gelo che scenderanno sulla protagonista. Bohème conquista subito e chiunque, e per tale ragione è finita nel novero delle cosiddette opere popolari. Ragion per cui è stata prescelta per proseguire il progetto, avviato quest’estate, di diffusione dell’opera a Milano al di là delle sacre mura del Teatro alla Scala. «Questo appuntamento si inserisce in un più ampio progetto culturale, atto a rispondere ad una concreta esigenza sempre più avvertita in città come quella di una maggiore proposta di musica lirica e di modalità di fruizione più semplici e vicine allo spettatore, sulla scia di quanto accade già da anni nelle altre grandi città europee», così ha spiegato l’assessore al Turismo, marketing territoriale, Massimiliano Orsatti.