Libri da ardere, al Verdura un falò di cultura

Una stanza fredda, semi-vuota, prigione e rifugio allo stesso tempo; una biblioteca accostata alla parete colma di libri: classici, saggi, edizioni rare, volumi introvabili accumulati negli anni e gelosamente conservati. Al centro, una grande stufa. Pochi ma essenziali elementi, «vitali» potremmo dire, quando si affrontano la guerra e il gelo dell'inverno, privati dei beni necessari al sostentamento. Fra queste mura che si compie l'impietoso destino dei protagonisti: un professore universitario, il suo assistente e una giovane allieva. Per resistere al freddo, decidono a malincuore di bruciare i libri dell'antica biblioteca di casa, uno dopo l'altro, innescando un cinico gioco al «massacro» tra buona e cattiva letteratura. Quale libro sacrificare per primo? E per secondo? Con quale criterio? I minuti scorrono in fretta, e il freddo non fa sconti a nessuno.
Nell'ambito della rassegna «Un libro in maschera», martedì alle 21, sul palcoscenico del Teatro di Verdura (via Senato 14, tel. 02-76215310), la compagnia Pandemonium Teatro porta in scena in forma di lettura teatrale il testo di Amélie Nothomb «Libri da ardere»: il dramma di tre personaggi (interpretati da Tiziano Manzini, Tiziano Ferrari e Giulia Manzini) uniti dall'amore per la letteratura e dalla vana convinzione di riuscire a salvarsi sacrificando alcuni dei preziosi volumi. Fino a che, gettato nel fuoco anche l'ultimo - che non a caso sarà proprio «Libri da ardere» di Amélie Nothomb -, capiranno che per loro non resterà che la morte: del corpo, ma soprattutto dell'anima.
Il testo evidenzia un aspetto spesso sottovalutato della guerra: «il progressivo imbarbarimento degli esseri umani - spiega Lisa Ferrari, regista e autrice -. Quando c’è in gioco la sopravvivenza, ecco che la cultura diventa secondaria, insignificante: i libri non sono più utili alla lettura, ma per loro capacità di scaldare bruciando».