Libri un tanto al chilo per arredare casa e cervello

Naturalmente è una battuta. Ma chissà che non abbia qualche ragione Marcello Veneziani quando, provocato da Claudio Sabelli Fioretti, sostiene che «gli elettori di sinistra sono faziosi perché leggono solo libri di sinistra», mentre «quelli di destra sono più equilibrati perché non leggono niente». Elogio snob dell’ignoranza? Troppo facile. Veneziani va giustamente fiero della nutrita biblioteca uscita non proprio indenne dai furori vendicativi della sua ex moglie: i libri lo confortano, lo riscaldano. Poi, è vero, anche esteticamente sono belli da vedere. Sapete, un architetto engagé mi confessò tranquillamente di aver acquistato mille volumi usati, un tanto al chilo, solo per arredare il casale di Capalbio.
Il libro, dunque, fa status, specie a sinistra. Non trovi un tinello dove non faccia bella mostra di sé l’autobiografia della Rossanda, La ragazza del secolo scorso, o una delle quattro copertine disegnate per il futurista Baricco. Mai che trovassi un romanzo di Landolfi o di Chiara o di Mastronardi, e anche Bianciardi, nonostante le schermaglie recenti, non è che vada per la maggiore. Poesia poi, neanche a parlarne. Però a sinistra si legge, e poco importa che l’abbaglio mediatico, figlio del ferreo sodalizio tra case editrici e quotidiani influenti, tenda spesso a imporre, per dirla con Bianciardi, «la solita zuppa». L’appartenenza culturale, così, assume forme pigre, automatiche, legate a rassicuranti conferme (di gusto, di scelta, di tribù). Nondimeno si chiedeva Karl Kraus: «Ma dove troverò mai il tempo per non leggere tante cose?».