Libri, televisione, cinema: Fandango diventa kolossal

Il poliedrico progetto culturale, già accomodatosi nel salotto di <em>Parla con me</em>, è attivissimo al Salone di Torino e sulla Croisette. E con un piede nello Strega

Pochi giorni fa Fandango ha acquisito la piccola casa editrice Playground, dando ai colleghi dell’Urbe un ulteriore esempio su come sia possibile scrollarsi di dosso la storica frammentarietà dell’editoria romana e iniziare a competere in stile milanes («più holding e meno maritozzi») su scala nazionale e persino europea. Per dire, l’iperattiva Fandango sarà in questi giorni sia al Salone del Libro di Torino sia al Festival di Cannes.
È l’unica realtà italiana del settore editoria&spettacolo capace di sdoppiarsi in questa misura senza perdere in qualità, grazie a un’indiscussa bravura nell’intercettare lo Zeitgeist e a una fitta rete di poltrone (più o meno fisiche, anzi, perlopiù mentali) così ben «incrociate» da far invidia ai CdA di Corriere e Generali messi insieme. Basta guardare ai contenuti e ai nomi. A Torino Fandango organizza una serie di incontri capaci di coprire l’intero spettro di interessi del pubblico: da un «caffè letterario» tra Martina Mondadori (che è anche consigliere a Segrate) e il proprio autore Carlo Mazzoni (Due amici) fino a «Io manifesto per la libertà. 50 anni per i diritti umani», dialogo tra Pat Carra, Francesca Comencini, Mario Desiati, Dacia Maraini, Filippo Timi e altri su un tema che non perde mai, a torto o a ragione, il suo appeal (tra gli organizzatori, con Fandango, Amnesty International).
A Cannes Fandango va con Habemus Papam, il gran retour di Nanni Moretti verso schermi meno politicizzati e più stuzzicanti. Prossimo appuntamento, il Premio Strega: Fandango non vi corre direttamente, ma Edoardo Nesi (socio Fandango, con Storia della mia gente per Bompiani) e Mario Desiati (direttore editoriale Fandango, con Ternitti per Mondadori) invece sì. Tra l’altro Nesi è sostenuto pure da Sandro Veronesi, altro socio Fandango. Come dire, sotto la gestione di sapore nordico (acquisizioni, joint venture, conti in ordine, respiro internazionale) si avverte pur sempre un’aria de famija che potrà portare buoni frutti per i prossimi anni. È la vittoria tardiva ed efficace del «ma anche» di veltroniana memoria, la valorizzazione di posizioni ubique e trasversali all’interno di tutta la filiera dell’editoria e dello show business.
Questa tendenza si è affermata verso la fine del 2009, quando Fandango acquisì la bolognese Coconino Press. Una scelta strategica: specializzata in graphic novel di qualità, Coconino poteva funzionare egregiamente come serbatoio di idee per il grande schermo e così è stato. Proprio in queste ore Gipi, autore di punta della casa editrice bolognese, sta girando in Toscana un film tratto da Nessuno mi farà del male di Giacomo Monti, altra penna Coconino. Probabile titolo di uscita: L’ultimo terrestre. La produzione è, ovviamente, targata Fandango, come quella di Big House che Matteo Garrone sta girando a Napoli. Fandango produce anche per la tv (Parla con me, salottino della sinistra), fa compravendita di diritti (la boutique Fandango Portobello), gestisce un luogo di «molteplice incontro» in via dei Prefetti a Roma, a due passi dalla Camera dei Deputati.
L’acquisizione Playground mostra più chiaramente la volontà di trasformarsi in un gruppo vero e proprio. «Quando Procacci venne da me - ci racconta Andrea Bergamini, direttore editoriale di Playground - era chiaro che il suo scopo nel rilevare la maggioranza era quello di ampliarsi attraverso un catalogo editoriale lontano dagli interessi Fandango: un gruppo lo crei proprio così, diversificando. Playground non si “fandanghizzerà”, ma entrando in un contesto più ampio potrà armonizzare i costi e pubblicare autori in linea con i precedenti, solo un po’ più difficili da incamerare in termini di diritti».
In tutto questo, un ruolo sempre maggiore è destinato ad averlo il reparto marketing. Già ai tempi di Caos calmo girava l’App per iPhone dedicata, ma quest’anno i risultati sono stati davvero eccentrici e concreti: tra la mani del multimedia designer Federico Mauro hanno preso vita alcune operazioni commerciali come il lancio (molto discusso) del romanzo XY di Veronesi (che «continuava» on line con contenuti propagati attraverso strategie virali e social) o come i siti per Qualunquemente, interpretato da Antonio Albanese, in assoluto tra i più visitati degli ultimi mesi, e per Habemus Papam. Su quest’ultimo, fino a sabato, potrete partecipare a un quiz quasi alla Mike Bongiorno che sta spopolando fra i cinefili: bisogna indovinare i 40 film preferiti da Moretti. E chissà se c’è Fandango, il film di Kevin Reynolds del 1985 che parlava dei «privilegi della giovinezza».