Libri vecchi per l'anno nuovo/6: «Me parlare bello un giorno»

«Me parlare bello un giorno», David Sedaris, Mondadori. Raccontini sgargianti e spassosi di un autore dichiaratamente gay e rinomatamente comico: manie, follie, tic, nevrosi e paure della società consumistica. Per chi ha voglia di ridere con eleganza

Il manifesto che il ministro Carfagna dovrebbe mandare nei licei per «correggere» i cretini che discriminano gli omosessuali. Questo libretto dal titolo curioso e dalla copertina più simpatica che kitsch nella sua edizione della Piccola biblioteca Oscar Mondadori, è il maglioncino a righe che i colleghi definiscono «importabile», il souvenir che fa sorridere e sbuffare, l'angolo di leggerezza che ti salva la giornata. Riflessioni e racconti, aneddoti spassosi e un'ironia a tappeto che non fa prigionieri. David Sedaris è un orgoglioso omosessuale dell'alta borghesia intellettuale statunitense, cinico, scorretto, con i suoi bravi tic che non degenerano mai in isteria. La sua lotta contro la logopedista, la battaglia contro la lingua francese, il vizio del fumo di cui diventa appassionato e indefesso portabandiera: racconti assolutamente brillanti, che divertono sinceramente e non calcano per nulla la mano sulle "differenze" tra i gusti sessuali, accentuando invece l'universalità di certi atteggiamenti e maschere sociali. Sedaris è la trasposizione letteraria e più profonda dell'atmosfera divertita ed elegante della sit-com «Will & Grace», ma senza la fatalona rossa di capelli. Resta comunque una comicità spietata e naturale figlia della lunga esperienza radiofonica come conduttore, un ritmo rutilante che demolisce battuta su battuta le tendenze più assurde e riedifica un mondo a misura di autore che - è assai probabile - piacerebbe un sacco anche al lettore.
Sgargiante