Un libro che bisogna leggere due volte

Questo è uno di quei libri che bisogna leggere due volte, la prima per scoprire cos'è Sampierdarena e San Teodoro, questa parte di Genova che per chi l'attraversa con l'autobus o sbircia dal finestrino del treno, la confonde sbadatamente, per una periferia un po' trascurata. Usando poi il libro come guida, un nuova lettura va fatta camminando per le vie, fermandosi nelle piazze ad osservare i monumenti dedicati ai patrioti dell'unità d'Italia. Bisogna anche tenere il naso all'insù per guardare le bellezze architettoniche e le ville fastose che fanno da corona a tutto il comprensorio. Molte pagine sono dedicate alla storia delle chiese e dei cimiteri, che, a volte contornata da simpatiche diatribe con Genova, storicamente molto interessanti. Ebbene, tra queste pagine scritte con il cuore e l'anima da Roberta Barbanera, Stefano D'Oria e Sara Gadducci c'è la storia antica e quella moderna, tante pagine di curiosità storiche e di costume, descritte con dovizia di particolari anche da Alfredo Remedi, Franco Bampi, Ezio Baglini, Laura Stagno, Caterina Bellanca e il compianto Gianni Tosini.
Ampio spazio è dedicato alla Lanterna e a San Teodoro, dalle origini ai giorni d'oggi e alla storia della Sampdoria; come è ben descritto il soggiorno, durato circa cinque anni, di Emilio Salgari in San Pier d'Arena. Forse sono state proprio le mareggiate, alimentate da quel bel vento che soffia con forza, ad ispirare e alimentare la prolifera fantasia dello scrittore. Varie pagine sono dedicate all'era industriale e allo sviluppo dell'Ansaldo, che da piccola ditta fondata da Taylor & Prandi, con ingresso della famiglia Ansaldo e i finanziamenti pubblici, diviene uno dei più importanti centri industriali dell'intera nazione e probabilmente dell'Europa dell'epoca. In questo libro manca solo il «mugugno», tipico dei genovesi, c'è invece il desiderio di affermare la propria identità storica e la determinazione di organizzare un futuro funzionale e proficuo per tutte le attività industriali, commerciali e culturali che ruotano intorno al comprensorio. Se gli autori hanno chiamato queste 155 pagine «Guida del centro ovest» - noi possiamo dire - che non vi è titolo più appropriato per questo libro.