Libro introvabile sulle streghe di Triora

Spettabile Redazione, mi chiamo Ippolito Edmondo Ferrario e sono l’autore del saggio «Triora,Anno Domini 1587. Storia della stregoneria nel Ponente Ligure» edito da De Ferrari e da voi più volte recensito. Vi scrivo in merito all'articolo uscito sull'edizione di Genova a firma di Alessandro Massobrio e dedicato a Triora.In particolare mi sono soffermato sulla lettera inviata dal Direttore della Bibblioteca Michele Rosi nella quale mi si muovono accuse piuttosto pesanti, alle quali vorrei rispondere con questa mia lettera.
La questione sottoposta dal Direttore della Biblioteca Michele Rosi riguarda la mia presunta e voluta omissione nel citare un testo importante, il primo certamente, che riguarda il famoso processo alle streghe di Triora del 1587, cioè quello dello storico Michele Rosi.
Mi spiace vedere come costui si sia soffermato sulla questione traendone conclusioni personali fuorvianti. La bibliografia del mio libro è pressochè completa di testi e l'assenza del citato libro è semplicemente dovuta alla irreperibilità del testo stesso che con mio dispiacere non ho potuto consultare. Ma come potrà ben notare il direttore, non mi sono appropriato di alcuna dichiarazione dello storico e tutte le fonti che ho utilizzato nella mia ricerca sono state ampiamente citate più volte sia nella bibliografia che nel testo. Anzi l'accusa che mi si potrebbe muovere potrebbe essere quella di aver redatto una ricerca compilativa sul processo, mettendo insieme tutte le ricerche precedenti. Ed effettivamente il mio libro vuole dare la più ampia visione della questione citando tutte le eccellenti ricerche che sono state compiute fino ad oggi. Il Sindaco di Triora, dottor Lorenzo Lanteri, nella prefazione al libro, dice infatti «l'autore (il sottoscritto) ha saputo rielaborare felicemente l'argomento, e con particolare acume, sviluppando un'originale analisi dei fatti storici, che si appoggia sugli studi più importanti, amplificandone la portata». L'aver poi riportato il testo di documentazioni di Archivio è un atto di pura dovizia storica che accomuna altri testi oltre al mio, ma nessuno ha mai sollevato la questione sulla paternità di questo lavoro che si riduce ad una traduzione di documenti di archivio.
Inviterei dunque il Direttore della Biblioteca, prima di far notare la mia giovane età come un fattore negativo, ad essere più prudente nei giudizi e meno sospettoso verso il lavoro altrui che sta riscuotendo peraltro molto consenso.