Un libro nato «in laboratorio» ma rigoroso

Nel primo episodio della quinta stagione del migliore telefilm di vampiri della storia (per molti critici, il migliore telefilm della storia simpliciter) - Buffy the Vampire Slayer - la protagonista non è colta di sorpresa quando Dracula, di cui resterà questa l’unica apparizione nella fortunata serie televisiva, ritorna mentre si crede sia stato eliminato. «Ho visto tutti i film - gli dice Buffy -: lo so che torni sempre». Non ci si dovrebbe dunque stupire se il romanzo Il discepolo, di Elizabeth Kostova ripropone il ritorno di Dracula. La Kostova è un puro prodotto del sistema universitario americano dove, se ti presentano come la migliore studentessa di Creative Writing del Paese, puoi trovare editori disposti a comprare il tuo primo romanzo per cifre record a scatola chiusa. Certo, l’operazione sfrutta il fascino sempiterno di Dracula ma si presentava a priori come rischiosissima. Una cosa è inserire Dracula come personaggio in dimensioni narrative completamente diverse da quella del capolavoro del 1897 di Bram Stoker - lo hanno fatto decine di autori, con medio successo -, un’altra è partire con l’ambizione di riscrivere Dracula. La Kostova non si propone niente di meno. Dal classico di Stoker riprende tutte le tecniche narrative, a partire da quell’incastro di diari, lettere e documenti che non a tutti piacque alla fine dell’Ottocento ma che ha assicurato la perennità di un testo fino a oggi considerato inimitabile. Nello stesso tempo, l’autrice americana ha evidentemente letto tutto quanto si è scritto sui rapporti - veri, presunti, immaginari o negati - fra il Vlad Dracula della storia romena e il Dracula di Bram Stoker. Si riconoscono profonde frequentazioni, per esempio, dei libri di Elizabeth Miller - inflessibile castigamatti di chiunque, a cominciare dallo stesso Stoker, abbia inserito nei romanzi di vampiri svarioni storici sulla Valacchia e la Transilvania - e delle enciclopedie sui vampiri di J. Gordon Melton, ma anche ricognizioni di luoghi con dettagli che chi è stato per esempio a Poienari o ad Aref riconosce come genuini (e non si tratta dei luoghi ovvi del turismo draculiano in Romania, come Brasov o Sighisoara, che infatti non sono neppure menzionati). La storia non poteva evidentemente - per non limitarsi al mero remake - che essere diversa da quella di Stoker. L’intreccio di diari coinvolge qui una figlia alla ricerca della madre scomparsa e dei segreti di cacciatore di vampiri del padre, ex-storico americano divenuto diplomatico di carriera, che quasi vent’anni prima si mette alla ricerca del suo mentore accademico misteriosamente scomparso, in una saga che lo porta in Turchia, Romania, Bulgaria nel corso di quella che sembra essere una caccia alla vera tomba di Vlad Dracula, ma si rivela invece insieme un pericoloso confronto con lo stesso Vlad nella sua incarnazione presente di vampiro, una delicata missione oltre la Cortina di Ferro all’indomani immediato della morte di Stalin e un’educazione sentimentale dove lo storico è iniziato all’amore dalla figlia del professore sparito, nelle cui vene scorre però il sangue stesso della stirpe dei Dracula. Detto così, sembrerebbe un feuilleton. Ma anzitutto nei feuilleton non c’è nulla di male, e in secondo luogo in soccorso della Kostova vengono appunto gli artifici delle università di Creative Writing americane. Un’accurata ricerca storica e geografica certamente coniuga luoghi e personaggi reali con altri che esistono solo nella mitologia post-stokeriana del vampiro, ma lo fa con una precisione talmente maniacale che l’autrice dovrebbe fare causa a quei suoi incauti propagandisti che paragonano il romanzo a Il Codice da Vinci, che è invece un pasticciaccio pseudo-storico dove non c’è quasi un solo riferimento che sia giusto. Certo il perfezionismo toglie qualcosa al fluire spontaneo della storia. E tuttavia la Kostova va vicina a vincere la sua scommessa. Si può davvero riscrivere Dracula nel 2005, e qualunque rischio di caricatura è scongiurato, perché ogni volta che il lettore immagina Bela Lugosi l’autrice lo riporta a dettagli minuti sulla vita del Vlad Dracula storico, sui monasteri dell’Europa dell’Est, sulla politica ottomana o sulle relazioni diplomatiche fra i Paesi satelliti dell’Unione Sovietica. Se si cerca solo la trama avvincente, quanto a vampiri basta e avanza una Laurell K. Hamilton, di cui è uscito in questi giorni in traduzione italiana il meritorio Polvere alla polvere (ed. Nord). Ma qui parliamo di un romanzo storico che aspira ad accostare la storia senza sbagliare neppure una citazione.