Il libro di Rosselli sulle prime pagine di tutto il mondo

Dopo l’articolo del Giornale sulle minacce al genovese autore di «L’olocausto armeno»

Da qualche giorno il telefono di Alberto Rosselli, autore del libro «L'olocausto armeno» (Edizioni Solfanelli), non smette di suonare. In seguito alla pubblicazione della recensione del suo volume sulle pagine dell'edizione ligure del Giornale, i media di mezza Europa hanno cominciato a cercarlo per saperne di più sulle minacce di morte che ha ricevuto, e che continua a ricevere, soltanto per aver raccontato come nei primi anni del Novecento un milione e mezzo di cristiani armeni vennero massacrati dalle truppe islamiche turco-curde. Uomini, donne, vecchi e bambini: l'intera popolazione dell'Anatolia, colpevole soltanto di essere cristiana in una terra circondata da una maggioranza musulmana, venne barbaramente sterminata nei modi più efferati. Rosselli, che nel suo lavoro ha descritto minuziosamente quanto accadde in quegli anni, dal 2007 è nel mirino di presunti estremisti turchi che a qualunque ora del giorno e della notte lo chiamano a casa, sul cellulare e ovunque si trovi, minacciandolo di tagliare la gola a lui e a sua moglie. E la storia ha cominciato a fare il giro del mondo.
«In questi giorni mi hanno chiamato la BBC di Londra, il quotidiano francese Le Figarò, la redazione nazionale di Sky, la Radio Vaticana e Il Foglio - dice Rosselli - Lunedì 8 dicembre, per esempio, l'Armenian Television, un'emittente di Stato, ha trasmesso un servizio sul mio caso, citando il vostro articolo. Tutto è cominciato dopo quella pubblicazione. Per circa una settimana quasi silenzio. Sono stato contattato soltanto da qualche amico e conoscente. Poi, improvvisamente, la notizia è stata ripresa da numerosi siti Internet, che hanno pubblicato per intero la recensione. È stata una catena. Proprio di queste ore è la notizia che la Federazione Europea degli Armeni, mercoledì 3 dicembre, ha presentato al Parlamento Europeo di Bruxelles un rapporto nel quale, citando quanto avete scritto voi, ha accostato il mio nome a quello del giornalista turco Dogan Ozguden e del professor Ronald Monsch, anche loro minacciati da estremisti turchi, per aver parlato pubblicamente del genocidio degli armeni. So per certo che, fino ad oggi, l'articolo è stato tradotto in inglese, turco e armeno. Ad esempio, c'è stata una pubblicazione integrale sul quotidiano on line L'Italo-Europeo, un giornale di cultura e approfondimento in italiano e inglese, diffuso in tutti i Paesi europei. Ma è arrivato anche Oltreatlantico. In Canada è stato pubblicato dal Corriere Italo-Canadese, mentre negli Stati Uniti è apparso in inglese su un giornale armeno. Insomma, questa storia ha avuto una diffusione che davvero non mi aspettavo».
Secondo Rosselli, a fare da cassa di risonanza all'articolo del Giornale è stata soprattutto la Comunità Armena di Roma che, subito dopo aver saputo della pubblicazione, ha diffuso immediatamente il testo in tutti i suoi canali mediatici. Uno dei primi a riportare l'articolo è stato il sito Zatik dell'Associazione Amicizia Italo-Armena, subito seguito da Wikipedia, Thema Notizie, Storia Libera, Rarika-Radice Blogspot e tanti altri ancora.
Senza contare le varie pubblicazioni, quotidiane e periodiche, che in qualche modo hanno riportato la notizia un po' ovunque, come ha fatto appunto la britannica BBC.
«Forse - spiega Rosselli - è stato l'effetto Saviano che ha innescato tutto questo interesse. Anche se, devo dire, il punto centrale è un problema di politica internazionale, quale l'ingresso della Turchia in Europa. L'Unione Europea ha posto ad Ankara, come condizione imprescindibile per l'integrazione della Turchia, il riconoscimento del genocidio da parte di Ankara. Riconoscimento che, detto per inciso, non è ancora avvenuto. Non più tardi di martedì 2 dicembre, l'eurodeputata olandese Ria Oomen-Ruijten, del Partito Popolare Europeo, ha presentato la versione provvisoria del suo rapporto 2008 sulla Turchia alla Commissione degli Affari Esteri del Parlamento Europeo. Ed è un fatto oggettivamente significativo che questa presentazione sia avvenuta tardivamente e davanti ad una sparuta platea di eurodeputati, conosciuti per il loro appoggio incondizionato alla Turchia, oltre a qualche giornalista dell'Anatolia. L'interesse, voglio dire, non è al massimo livello. E il non voler riconoscere l'olocausto armeno, non fa altro che peggiorare la posizione turca nei confronti dell'Europa».
A questo proposito, c'è poi la questione dei Diritti dell'Uomo e della libertà d'espressione che, mentre sono considerati di primaria importanza in Europa, non altrettanto si può dire che lo siano in Turchia. Infatti, sempre secondo fonti della Ue, «la libertà d'espressione e la libertà di stampa non sono sempre pienamente protetti in Turchia», anche perché non sono pochi i giornalisti che vengono perseguitati per le loro idee (come, appunto, Dogan Ozguden). Inoltre, spesso, siti Internet scomodi vengono oscurati a discrezione del governo turco.
Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il caso dello scrittore genovese Alberto Rosselli che, tra l'altro, continua regolarmente a ricevere minacce di morte. «Le più fastidiose sono quelle notturne - ammette - Verso le due o le tre, il telefono suona e dall'altra parte qualcuno mi dice che mi ammazzerà. Alcune volte, poi, chi parla non conosce bene l'italiano, per cui si fa anche fatica a comprendere le parole. Certo è che le voci sono sempre diverse. Non so quanto sul serio io debba prendere questi episodi, ormai così ricorrenti; però il dubbio che, tra tanti balordi, ci possa essere anche qualche estremista particolarmente pericoloso, c'è. E sono preoccupato soprattutto per mia moglie».