Il libro segreto di Ismaele e il terribile Torquemada

Lucca, anno del Signore 1494, maggio. Il piccolo comune toscano vive di commerci e deve guardarsi dai potenti nemici fiorentini che cercano di isolarlo dalla grande rete dei commerci mediterranei, eppure il tran tran cittadino scorre relativamente tranquillo, tra una sommossa per il pane e uno scontro di confine con le forze dei Medici. Poi accade qualcosa di tremendo e inaspettato. Il sangue inizia a scorrere in città. Giacomo Scolario, uno degli Anziani, i potenti membri del consiglio cittadino, viene trovato morto. Ha lasciato il palazzo di governo senza avvisare nessuno e ora giace disteso nel sangue. Il bargello e il consiglio cittadino annaspano da subito nel terrore e nel dubbio. Omicidio politico? Un’azione progettata dagli odiati fiorentini o una faida cittadina legata agli affari? Oppure un semplice tentativo di furto che ha avuto per oggetto la persona sbagliata?
Nemmeno il tempo per il gonfaloniere di incaricare dell’indagine uno dei più valenti funzionari della Repubblica, il giovane Ermete Dei Mazzei, che la situazione degenera in un bagno di sangue. Giacomo Scolario è morto da soli tre giorni e una squadra di feroci assassini penetra nel suo palazzo nottempo. Massacra la vedova, i servi, i figli. Ma è una mattanza scientifica, qualcuno li ha torturati per farli parlare. Ma parlare di cosa?
Sono questi i complicati misteri che dovrà risolvere Ermete Dei Mazzei protagonista de L’ombra dell’Inquisitore (Leone editore, pagg. 588, euro 18,50), romanzo storico scritto dopo lunghe ricerche da due bravi esordienti (Roberto Ciai e Marco Lazzeri). E nella sua lunga e dolorosa ricerca, affiancato da frate Ortensio, scoprirà che queste morti sono legate a un antichissimo segreto. Un segreto che porta ben lontano da Lucca, che collega gli antichi testi perduti dell’ebraismo, la Roma dei Borgia, i rovelli interiori del terribile Tomás de Torquemada (il più famoso inquisitore della storia) e il destino della cristianità.
E se detto così potrebbe già esservi venuta la comprensibile paura di trovarvi per le mani un terribile clone dei già terribili libri di Dan Brown, tranquillizzatevi. La vicenda è ben scritta, la ricostruzione accurata, il ritratto di Torquemada a tutto tondo e non banalizzato sugli stereotipi del cattivo. Anzi, la bellezza del libro è soprattutto nell’abilità con cui sono stati tratteggiati i personaggi di contorno, come lo scaltro comandante di galera Papino di Nanni o il coraggioso e sfortunato Leone Scolario. Anche perché attorno alla ricerca del libro perduto di Ismaele (le cui rivelazioni spaventano sia i cristiani che gli ebrei) i due autori intrecciano un numero infinito di storie che nel condensato di una recensione vanno perdute. Per conoscerle - e lo meritano - meglio leggere il romanzo.