Il libro su San Paolo: il vescovo Moraglia ricorda la figura dell’autore Massobrio

«Sono grato ad Alessandro, perché mi ha permesso di annotare alcuni passi determinati che mi hanno aiutato a riflettere e a organizzare alcuni pensieri che credo importanti in questo Anno Paolino». È emozionato il vescovo della Spezia monsignor Francesco Moraglia, già responsabile per la pastorale universitaria a Genova, quando presenta il libro «Paolo di Tarso» del compianto Alessandro Massobrio. «Adempio a un impegno preso con Alessandro. Mi aveva chiesto di rendermi disponibile a presentare questo suo libro - aggiunge monsignor Moraglia -. Immaginate lo spirito con cui compio nel fare ciò, senza di lui. Io ricordo Alessandro da metà degli anni 70', quando ero ancora seminarista, e lui appena laureato, muoveva i primi passi nel giornalismo, optando poi per l'insegnamento. Sempre discreto e brillante con una passione ecclesiastica e civile».
Commozione e gratitudine sono state le parole chiave, che hanno riecheggiato mercoledì pomeriggio nell'Oratorio S. Filippo di via Lomellini, durante la presentazione dell'ultimo volume di Alessandro Massobrio. L'iniziativa - organizzata dall'Ufficio per la Cultura dell'Arcidiocesi, insieme alla Congregazione dell'Oratorio e a Oratorium Onlus - ha trovato tutti d'accordo nell'identificare l'autore «come persona stimata, capace di usare il suo lavoro e la sua passione, per fare del bene». Così come specificato dal direttore dell'Ufficio diocesano per la cultura padre Mauro De Gioia, mediatore dell'incontro. Il libro è dedicato San Paolo, senz'altro il più grande missionario di tutti i tempi. Non conobbe personalmente Cristo, ma per la sua folgorante chiamata sulla via di Damasco, ne divenne un discepolo fra i più grandi. L'ansia apostolica non gli concesse tregua nei suoi spostamenti e gli fece percorrere migliaia di chilometri, per terra e per mare. Perorò soprattutto la causa dei pagani convertiti e per questo fu chiamato l'«apostolo delle Genti». Insieme a Pietro fu colui che diffuse il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo di allora. Le sue 14 «Lettere» fanno parte della «Vulgata», versione latina della Bibbia e costituiscono i cardini dottrinali della Chiesa. Indirizzate a comunità di cristiani dell'epoca oppure a singoli discepoli , in esse Paolo espose l'annuncio del Vangelo, che lui definiva: «non ricevuto né imparato da uomini, ma rivelato da Gesù Cristo». «Pensieri che debbono guidare e incoraggiare la nostra vita. Noi tutti dobbiamo cogliere l'opportunità pastorale e culturale. E conoscendo Alessandro penso che tutto quello che lui faceva in ordine ad un impegno culturale della fede aveva sempre come sottofondo questo desiderio e questa intenzione», conclude monsignore Moraglia.