Un libro suggerisce come «sgruppare» il nodo

«Questo è un nodo avviluppato, questo è un gruppo rintrecciato»... un nodo, quello del Teatro Carlo Felice, che nemmeno Rossini riuscirebbe a «sgruppare». Le Fondazioni Lirico-Sinfoniche sono intrappolate in un ginepraio inestricabile, urge la bonifica radicale: in tanti lo hanno detto, in troppi lo riconoscono, tutti lo sanno, ma nessuno ancora ha preso in mano la drammatica situazione. Il Teatro deve sottoporsi ad una cura, non certo accontentarsi di rimedi palliativi che non fanno che prolungarne l'agonia e la medicina, pare, è appena oltre il confine, l'importante è avere la costanza di assumerla fino ad un sostanziale miglioramento. Il teatro nel resto dell'Europa non barcolla, non vivacchia, ma vive. Perché? Prova a rispondere Alessandro Levrero - già direttore generale del Teatro dell'Opera di Genova (il Margherita) e della Scala di Milano tra gli anni '70 e '90 - nel suo libro «Carlo Felice un'impresa genovese», edito da red@zione. Eloquente il sottotitolo: «Non è obbligatorio che il Teatro dell'opera debba avere i bilanci costantemente in rosso».
Qui è scritta la ricetta per la ripresa del teatro genovese, guardando al modello gestionale di quelli europei: un consiglio, un suggerimento che possa stimolare chi è preposto alla gestione delle Fondazioni ad uscire del tutto dal paradosso che vede la patria del belcanto essere agli ultimi posti in Europa nella valorizzazione della cultura musicale. In queste pagine si parla esclusivamente di Carlo Felice, ma il modello potrebbe essere forse universale. Levrero parte dal presupposto che il teatro sia un'azienda a tutti gli effetti, pur se con una finalità molto particolare, quella cioè di diffondere cultura e tutelare il patrimonio artistico collettivo. Costruisce così un piano d'impresa dettagliatissimo - basato su dati credibili e numeri reali - per dimostrare che raggiungere una nuova dimensione è possibile, partendo dalle potenzialità produttive della Macchina-teatro con gli organici in forza attualmente: il risultato (tabelle stampate e dimostrate) sarebbe il consistente aumento dei vari generi di spettacolo, l'offerta degli stessi a minor prezzo e la loro distribuzione in orari e giorni diversi, addirittura reiterandoli nel corso della stagione. Tenendo presente che due dei punti forza sarebbero la creazione di una compagnia di artisti stabile e la realizzazione di un magazzino di propri allestimenti. Una soluzione che sembra a portata di mano e che nel suo complesso permetterebbe la rinascita economica ed artistica del Carlo Felice. Levrero propone dunque il suo modello e si apre ad un confronto il più possibile costruttivo, che si lasci alle spalle un modello gestionale rivelatosi inefficace a tutti gli effetti. Chissà che questo non influisca anche sulla cultura imperante. Aspettiamo risposte e reazioni.