Il libro sugli sprechi e la sordina del Palazzo

C'è un libro che si sta avviando a diventare un best seller a tutti gli effetti. Due giornalisti del Corriere della Sera hanno messo le mani sulla casta dei politici, sui loro privilegi, sui loro stipendi, sulla loro intoccabilità. Cinque edizioni in poco più di una settimana non è roba da poco, segno più che evidente che la gente ha già di un'idea molto chiara su questi personaggi, ma non gli basta. Forse per spirito di masochismo, vuole sapere, pur nella consapevolezza che in questo caso sapere significa anche arrabbiarsi e non poco, non intende più stare con la testa sotto la sabbia. Dal Palazzo nessuna reazione. Silenzio unanime. Nessuno che prenda una posizione pro o contro i costi improponibili della politica. Non vedo come potrebbero farlo. Schierarsi apertamente contro quello che è stato scritto non serve, creerebbe impopolarità specie sotto elezioni, con conseguente perdita di consensi. Inutile illudersi che certe letture siano dominio esclusivo del popolo del non voto. Sono letture di cittadini che toccano con mano quanto il Palazzo sia distante dai propri elettori, i quali non possono che rassegnarsi al fatto che, nonostante la situazione non sia per nulla condivisibile, non ci possono far nulla. Non è giunto il momento di pensare che l'evasione fiscale sia null'altro che una naturale reazione, una fisiologica risposta a episodi come questo? Gli italiani non ci stanno più a pagare le tasse e ad assistere impotenti al loro quotidiano sperpero.