Un libro sulla Berlinguer imbarazza la Rai...

La direttrice del Tg3 avrebbe dequalificato colleghi, nascosto notizie e cacciato i registi. Viale Mazzini grida allo scandalo per le accuse, per Minzolini però nessuno si allarmò

Roma - Omissione di notizie scomode (per il Pd), voci di demansionamenti, registi cacciati in malo modo, segretarie spostate, urla. Ma quanto c’è di vero nel libro bianco, anzi nel Libro Bianca sulla zarina del Tg3 Bianca Berlinguer, messo insieme dal giornalista e sindacalista del Tg1 (eletto nell’Usigrai con una lista alternativa) Stefano Campagna e inviato ai vertici dell’azienda? Una lista di episodi e retroscena (tutti da verificare) sulla gestione del terzo Tg della Rai, che fa il paio (per «par condicio») con quello scritto dal cdr uscente del Tg1 contro Augusto Minzolini, senza che però nessuno della tv di Stato, in quel caso, si meravigliasse per il «dossieraggio» contro il direttore del Tg1. Anzi, al contrario, il dossier contro Minzolini fu presentato con tutti gli onori del caso nella sede nazionale della Fnsi, cioè del sindacato nazionale dei giornalisti italiani. Con l’Usigrai schierato tra gli accusatori di Minzolini, dipinto come un servo specializzato in «raffinate tecniche di disinformazione».

Materiale più che sufficiente per una bella querela, che però il direttore del Tg1 non ha fatto. Trattamento completamente diverso invece per l’omologo in salsa progressista del libro bianco, visto che il dossier sulla Berlinguer ha scatenato immediatamente le reazioni dell’Usigrai, della Fnsi, del solito Giulietti di Articolo 21 e di qualche esponente del Pd. Oltre che, ovviamente, quelle della Berlinguer, indignata contro quel testo «zeppo di accuse maleodoranti nei miei confronti costruite su informazioni totalmente false, scambi di persona e attacchi infamanti a me e alla mia direzione». Annunciata querela, che ha sorpreso non poco Campagna: «È la prima volta che un direttore querela un sindacalista - risponde il giornalista del Tg1 - se la Berlinguer andrà avanti con la causa, vorrà dire che metterò un banchetto a piazza Navona per raccogliere fondi per difendermi».
Il comitato di redazione del Tg3 è sceso in difesa della direttora, accusando di sciacallaggio il collega del Tg1. Il quale però, come sindacalista, spiega di aver semplicemente raccolto le testimonianze spontanee di alcuni giornalisti del Tg3, anonime perché «terrorizzati» dalle possibili vendette della direzione. «Io le ho messe insieme, in un documento interno, e le ho sottoposte all’attenzione degli organi sindacali - spiega Campagna - credo che l’Usigrai dovrebbe fare delle verifiche e la Berlinguer dare delle risposte, mi sembra il minimo che si possa chiedere».

Su alcuni dei «fatti» (lo ripetiamo: assolutamente da dimostrare) raccontati nel Libro Bianca, non sarebbe difficile una verifica. Sulle presunte omissioni, per esempio, basterebbe un controllo d’archivio. Si parla del «silenzio» sulle indagini giudiziarie che hanno coinvolto i vertici di Monte dei Paschi di Siena, sull’arresto di un consigliere regionale siciliano del Pd e sulla condanna di un consigliere campano, ancora Pd, per violenze sulle famiglia. Più difficile dimostrare la veridicità di altri episodi, a meno di confessioni pubbliche dei diretti interessati.

Ad esempio quando si parla di promozioni e stop interni, tutti dovuti al grado di «affinità» con il direttore del Tg3. Certo si possono confermare le promozioni a caporedattore di due ex membri del precedente cdr, ma che si spieghino perché l’ex comitato avrebbe «accompagnato» la Berlinguer alla direzione, resta una valutazione abbastanza opinabile. Con una ricerca si potrebbe invece dimostrare se «in occasione della manifestazione delle donne di piazza del Popolo a Roma» la Berlinguer abbia fatto «un editoriale di appoggio alla manifestazione antiberlusconiana, dopo due collegamenti e altrettanti servizi di commento». Gli editoriali, ricordiamo, che sono uno dei cavalli della battaglia anti-Minzolini. Si evidenza la forte esposizione della Berlinguer, unico tra i direttori di testata Rai a condurre sia il tg che una rubrica di approfondimento (Linea notte).
La parte che riguarda «il clima instaurato al Tg3», le presunte «fughe» di colleghi verso altri tg Rai (il Tg2 soprattutto), gli spostamenti e le «rimozioni», e i cosiddetti «commissariamenti» di certi servizi importanti (come quello di Montecitorio), i malesseri (ripetiamo ancora: presunti e da dimostrare) dei corrisponenti all’estero, dei colleghi della TgR (testata regionale che diffonde sul Tre), sono altrettanti punti su cui potrebbe fare luce l’Usigrai, magari per dimostrare che è solo fango «maleodorante» come dice la direttora (che ha ragione fino a prova contraria).

Poi due episodi. Il primo, una regista spostata di punto in bianco dalla Berlinguer, con un documento «con tante firme di tutti i tecnici» per stigmatizzare quanto successo. Vero, falso? Qualcuno potrebbe dimostrarlo? Usigrai? E poi un altro aneddoto, che dovrebbe raccontare il piglio deciso con cui Bianca manda avanti il suo giornale. Un’intervista al segretario del Pd Pierlugi Bersani, che la Berlinguer cerca di finire con un sì o un no chiaro del leader, che invece tergiversa. Lei invita a dire «sì o no», e Bersani, a programma finito e ormai fuori onda, sbotta con la direttrice-conduttrice: «Risponda con un sì o con un no lo dici a tua sorella!», testimoni - pare - i tecnici di studio. Ma non basta raccogliere gli sfoghi anonimi di chi detesta la direttora, bisogna dimostrare le accuse. Non è mica Minzolini.