Licenza di molestare soluzione all’italiana

Visto che Fiorello e Baldini hanno annunciato che quest’autunno non replicheranno il loro esilarante programma radiofonico, la Rai si è prontamente rifatta ingaggiando un comico che a quei due là, Fiorello e Baldini appunto, gli fa un baffo. Si chiama Pino Sgobio e di secondo mestiere fa il capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera. Come comico Rai ha esordito ieri mattina a Radio Anch’io, in onda su Radiouno, esibendosi in uno sketch che ha rapidamente oscurato il sarchiapone di Walter Chiari, la lettera alla malafemmina di Totò e Peppino, la brioche nel cappuccino alla Candid Camera di Nanni Loy.
Si parlava di lavavetri, e dell’ordinanza emessa dal Comune di Firenze per mettere costoro nelle condizioni, se non di non nuocere più, perlomeno di seccare il meno possibile. Dopo che l’assessore alla Vivibilità e alla Sicurezza Graziano Cioni aveva spiegato le ragioni del provvedimento, Sgobio ha preso la parola e - dopo un’altissima dissertazione sul tema «punire i lavavetri è di destra o di sinistra?» - ha buttato l’asso, la proposta equa e solidale: occorre, ha detto testualmente, «un regolamento per rendere legale l’attività di lavavetro». E poco dopo: bisogna «regolamentare il lavoro, rilasciare delle licenze... Una concessione comunale come ce ne sono molte altre... Sarebbe stato sconfitto il problema del racket e avremmo avuto una mappa legale». Parole che hanno lasciato di sale perfino il conduttore, il bravo Stefano Mensurati, che non è riuscito a mantenere il suo consueto ruolo super partes e ha manifestato un certo stupore.
Ma, siccome è una persona educata, Mensurati ha usato - per definire la proposta di Sgobio - un termine, «originale», che sarebbe andato benissimo in qualsiasi Paese, ma purtroppo non in Italia. Da noi bizzarrie come quelle udite ieri dalla bocca del capogruppo dei Comunisti italiani non sono ahimè originali, ma una desolante consuetudine.
Nel 1992, l’allora ministro delle Finanze Rino Formica ebbe una non meno grottesca idea per porre fine alla piaga del contrabbando: «Con sincerità - disse ai microfoni di Mixer - voglio fare una proposta ai contrabbandieri: consegnino i mezzi e noi li acquisteremo: contemporaneamente stabiliremo un piano per il loro assorbimento», dove per «loro» non si intendeva i mezzi ma i contrabbandieri, e per «assorbimento» un’assunzione da parte dello Stato come lavoratori dipendenti. «I contrabbandieri sono circa 20-25mila - spiegò Formica - e se l’Italia ha assorbito 25mila albanesi non credo che avremo problemi ad assorbire i contrabbandieri».
Ma sì: assorbiamo tutto, noi italiani, a cominciare dalle sciocchezze di una demagogia politicamente corretta che vuole illuderci che chi vive di espedienti, o di reati, si redimerebbe all’improvviso se dovesse timbrare un cartellino. Che s’illude, peggio ancora, di eliminare l’illegalità rendendola legale.
È una cultura che abbiamo visto molte volte all’opera. Gli autonomi occupano le case? Facciamo una convenzione con il Comune così l’occupazione non è più abusiva. L’immigrazione clandestina? Ecco una sanatoria. Gli abusi edilizi? Un bel condono. I brigatisti latitanti? Ma ci vuole l’amnistia, che diamine: in fondo è il momento di una pacificazione nazionale.
Alla fine succede che chi prima la fa sporca, poi la fa franca. Lo abbiamo visto recentemente anche in situazioni che avevano come protagonisti non dei delinquenti, ma dei cittadini spinti da nobili ideali quali lo spostare in altri Comuni abitati da altri cittadini una discarica o i binari della Tav: hanno protestato, bloccato strade e autostrade, in qualche caso tirato un po’ di pietre addosso ai carabinieri, insomma hanno anche faticato, però alla resa dei conti l’hanno avuta vinta.
Passi pure, la proposta di Sgobio: vedremo se i fiorentini riterranno meno molesti i lavavetri con licenza di molestare. Dopo di che, aspettiamoci di tutto: le rapine in villa regolamentate dal ministero degli Interni, gli stupri da quello delle Pari opportunità, la mafia da una rediviva Cassa per il Mezzogiorno. Quanto agli usurai, l’ideale sarebbe fornirli di regolari sportelli in cambio di una bella ritenuta d’acconto, in fondo hanno sempre bisogno, all’Agenzie delle entrate.
Michele Brambilla