Licenziare il mister? Manca ancora la «giusta causa»

(...) E questo, se da un lato gli è costato punti pesanti, dall'altro conferma che il mister è uno che sa come si gestisce un gruppo, che sa difendere i suoi uomini a costo di pagare di persona. Tanto per fare un esempio, Allegri mica ha scaricato Abbiati dopo una serie di papere da paura. Al Genoa, per un inizio di stagione come il suo, ci sarebbero invece già le litanie di quelli che rimpiangono Eduardo dopo averlo spernacchiato tutto l'anno scorso.
Ora però lo stesso Malesani ha detto basta, soprattutto per non perdere l'altra parte del gruppo, quella che finora ha accettato con serietà e professionalità la panchina. Ora i Bovo, i Constant, i Caracciolo e i Kucka sanno che l'allenatore ha fiducia in loro, li stima, non li scarica, ma al momento, se non andranno in campo da titolari, sarà solo per colpa loro. Almeno finché non dimostreranno di essere all'altezza.
Eppure, questo va detto, il Genoa che ha giocato spesso 11 contro 7 (contro 6 quando è stato espulso Dainelli), ha il secondo miglior attacco del campionato al pari del Napoli delle meraviglie e ha il capocannoniere della serie A, ha sempre creato occasioni da gol in casa e in trasferta. Indizi che spesso mal si conciliano con il peggior gioco mai visto. Aggiungiamo a buon peso che gli amanti delle statistiche, quelli che sostenevano che Ballardini fosse il miglior allenatore per il Genoa perché non diceva mai «casso», ora non cercano più la media punti fatta segnare lo scorsso anno dall'undicesima giornata in poi. Forse perché dovrebbero ammettere che il disastroso Malesani finora ha fatto 1.4 punti a gara, mentre l'allievo di Sacchi (che qualche lezione deve averla certo marinata) aveva addirittura toccato quota 1.42. Non credo alle statistiche, sia chiaro. Ma non ci credo mai.
Credo piuttosto al fatto che lo scorso anno non avevo mai visto il Genoa andare sul campo di una candidata allo scudetto, giocarsela alla pari, imporre il proprio gioco, rischiare di prenderle, ma alla fine, darle. Magari perché in quell'occasione la roulette degli episodi aveva deciso di dare anticipatamente quello che avrebbe poi tolto a Parma, cioè nella peggiore gara di un anno in cui di «primi tempi da oratorio» contro l'Atalanta col senno del poi se ne sono visti parecchi giocati da altre squadre.
Ripeto che se ci sono considerazioni che vanno al di là di quanto visto finora in campo, e che se queste considerazioni arrivano da chi vive il Genoa dal di dentro, ci può stare anche l'esonero di Malesani come di qualunque altro allenatore. Quello che non ci sta è il mancato rispetto dei ruoli. Ma come? Un allenatore non deve permettersi di dire che intorno al Genoa c'è poco entusiasmo perché guai a insegnare il loro mestiere a giornalisti e tifosi, e però chi invece del patentino di Coverciano ha quello da autista, da avvocato, da giornalista, o una partita Iva da idraulico, può permettersi di insegnare a lui il calcio? Ma la cosa in assoluto peggiore sarebbe se l'esonero di Malesani fosse invocato - e non c'è nulla in questo senso, anzi semmai il contrario - in base al fatto che la squadra non sta con lui. Il Genoa non è l'Inter. Non deve diventarlo. Credo che i tifosi preferirebbero andare in campo con la Primavera come in quel Genoa-Cosenza dell'orgoglio, piuttosto che sapere di cantare per «lavoratori» che giocano contro la maglia. Altro che la vergognosa cacciata di Milanetto.
Poi magari, anzi senz'altro, sono tutte parole a vuoto. Poi magari, con uno Juric a centrocampo e Fabrizio Preziosi in società, saremmo qui tutti a esaltare Malesani.