Licenziare sarà più facile, ok di Cisl e Uil

Confermata nella manovra la facoltà di deroga all'articolo 18. Camusso (Cgil): «Ragione in più per scioperare»

Roma Sindacati e datori - nelle singole aziende e in casi specifici - potranno fare accordi che non rispettano alcuni punti dei contratti nazionali e anche delle leggi che regolano il lavoro, compreso lo Statuto e quindi il famoso articolo 18 che stabilisce l'obbligo di reintegro per i licenziati senza giusta causa o giustificato motivo. La novità era già contenuta nell'articolo otto della manovra di Ferragosto, quello che la Cgil e la sinistra volevano (e vogliono) abrogare. Una modifica introdotta nel pomeriggio ha circoscritto meglio il campo di azione.

Le novità sono in un emendamento del relatore Antonio Azzollini che rafforza la validità «per tutti i lavoratori» degli accordi sottoscritti dalla maggioranza dei sindacati (è l'erga omnes, tema emerso soprattutto con le intese sugli stabilimenti Fiat messe a rischio dalla Fiom) e il limite della rappresentanza sindacale alle principali sigle. Di fatto solo i confederali Cgil, Cisl e Uil, firmatari dell'accordo del 28 giugno che - in modo del tutto simile all'articolo 8 - rafforza la contrattazione aziendale.

Poi viene specificato che nessuno potrà non rispettare la Costituzione, le norme europee e le convenzioni internazionali sul lavoro e i diritti delle lavoratrici. In particolare quelli che tutelano la maternità e i congedi. In altre parole, nessuno potrà rifiutare di reintegrare una madre licenziata, nemmeno con il sì dei sindacati.

La polemica si è però concentrata sul principio generale delle deroghe allo Statuto. Per Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, «la ragioni dello sciopero crescono» perché con l'articolo 8 «il governo cancella la Costituzione». Il Pd ha annunciato battaglia e ha chiesto di nuovo l'abrogazione di tutto l'articolo otto, quando la manovra - martedì - arriverà nell'Aula del Senato. «Abbiamo un governo avventurista e irresponsabile», ha tuonato il segretario Pier Luigi Bersani chiedendo il «ritorno all'accordo» di giugno.

Al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi è toccato spiegare che l'articolo 8 rafforza proprio quell'accordo e che di cambiamenti non ce ne sono, se non nell'avere precisato che adesso la firma sulle intese in azienda le metteranno i sindacati «comparativamente più rappresentativi» e questo perché è stata accolta «una richiesta espressa da Cisl e Uil a che fossero certamente evitati accordi "pirata" con soggetti di comodo o senza rappresentatività». In sostanza sindacati gialli.

Soddisfatte Cisl e Uil. «È stato recepito - ha spiegato il segretario confederale Paolo Pirani - l'accordo interconfederale di giugno (quello citato da Bersani, firmato dai tre maggiori sindacati e Confindustria, ndr) e, con l'emendamento anche da noi sollecitato, si evita la costituzione di sindacati di comodo». Soddisfatta anche la Cisl, che ha precisato di «non avere chiesto quella norma», ma di considerare positiva «la nuova formulazione».

Confindustria ha parlato con una nota ufficiale nella quale si sottolinea l'importanza del «principio della validità erga omnes dei contratti aziendali». Principio che «non è in contrasto con l'accordo interconfederale del 28 giugno che, in ogni caso, rimane per noi riferimento assolutamente essenziale».

Al di là delle schermaglie, spiega il giuslavorista Michele Tiraboschi, «il decreto non dà nessuna libertà di licenziamento. Gli accordi non possono derogare al divieto di licenziamento senza giustificazione. Possono semmai, in casi specifici, prevedere norme diverse rispetto al reintegro, che peraltro c'è solo in Italia». I casi specifici sono quelli già previsti dalla decreto: accordi per aumentare l'occupazione, per incrementare il salario, stati di crisi, nuovi investimenti, avvio di attività e accordi che fanno crescere la «qualità dei contratti di lavoro» o fanno emergere il sommerso. «Ad esempio - aggiunge Tiraboschi - in un call center che volesse convertire tutti i suoi contratti a progetto con contratti tipici, sindacati e azienda potrebbero decidere di derogare alla legislazione sul lavoro». Un incentivo al lavoro regolare.

Complice la vigilia dello sciopero della Cgil, l'approvazione dell'articolo 8 ha riaperto tutte le ferite nei rapporti tra sindacati. Camusso ha parlato di un «solco profondo» con Cisl e Uil, ha accusato il governo di avere approvato l'articolo otto con un preciso obiettivo: «Isolare completamente la Cgil». Bonanni ha replicato piccato: «Se il governo lavora per dividerci, Camusso fa il doppio. Ha organizzato uno sciopero senza dire niente a nessuno, salvo poi invitarci. Non è disposta a fare i conti con la realtà più recalcitrante della sua organizzazione (la Fiom, ndr). È libera di fare quello che vuole - ha concluso - ma almeno se ne stesse zitta con gli altri».