Licenziate perché donne Sessismo o buonsenso?

In rivolta le operaie lasciate a casa. La Fiom: &quot;Hanno detto loro che un lavoro già ce l’hanno: accudire i figli. Lo stipendio serve più agli uomini. È discriminazione&quot;. Ma forse la vicenda si può leggere in un altro modo <br />

Inzago è un paese che, probabil­mente, gli slogan dello sciopero di ieri devono aver svegliato mentre sognava carrozze. Diecimila e cin­quecento abitanti, nostalgicamen­te­spezzato in due dal Naviglio Mar­tesana, illuminato qua e là dai vec­chi sfarzi delle ville della borghesia milanese di una volta che lo aveva­no scelto come luogo di villeggiatu­ra. Certo non basta un’ammiccante geografia ad essere dispensati dagli obblighi verso la realtà. Però, capire dove ci si trova è sempre d’aiuto per capire come le cose vanno a finire. Nelle ultime quarantotto ore, dove si trovi Inzago (in provincia di Mila­no), lo si è capito grazie a una cronaca, sulle prime, a lquanto surreale.

È di Inzago, infatti, la ditta Ma-Vib della famiglia Colombo (trenta dipendenti di cui 12 uomini e 18 donne) che produce motori elettrici per impianti di condizionamento e che a causa della crisi avrebbe deciso, secondo quanto sostenuto dalla Fiom, di licenziare tra le dieci e le tredici operaie (solo donne) giustificando il provvedimento (sempre a detta della Federazione) col fatto che tanto, a casa, loro «hanno i figli di cui occuparsi » e che comunque, lo stipendio che guadagnano è pur sempre «il secondo stipendio» della famiglia. Ad aggiungere tinte di misoginia alla faccenda c’è stato il fatto che ieri, allo sciopero indetto dalle operaie, non si è presentato alcun collega di sesso maschile. Indipendentemente dagli aspetti legali del tutto, letta così, la faccenda è di quelle da far saltare giù dai tacchi faticosamente guadagnati in anni di lotta, da far gridare allo scandalo per la differenza che ancora permane tra le quote rosa e il paese reale (anche se poi, proprio in Lombardia, su dieci aziende, cinque sono guidate da donne e cinque da uomini), da far urlare di rabbia contro ancora chi non si rende conto del fatto che siamo donne orfane di uomini e che la famiglia della quale si parla nel presunto comunicato, oggi è assemblata e retta in maniera molto più fantasiosa di quanto si pensasse una volta.

E che ogni tanto le donne sono le uniche a portare a casa uno stipendio e a fare i padri e a diventare i mariti che avrebbero voluto sposare. E poi ancora un sacco di altre cose. E d’altra parte è anche difficile leggere la faccenda diversamente visto che ieri, al telefono della Ma-Vib, rispondeva un signore cortese (presumibilmente il titolare) che però non aveva alcuna intenzione di commentare l’accaduto e si limitava a sostenere che «le cose non stavano assolutamente nei termini in cui erano state presentate».

Però la geografia, si diceva. La geografia che è poi una realtà e inevitabilmente anche un modo di vivere. Pensando a questo paese tagliato in due dalle acque, e a questa famiglia, i Colombo, che dal dopoguerra tra nonni, figli, nipoti e cugini, fanno gli imprenditori e guidano le aziende, e abitano a un passo da dove ieri le operaie manifestavano. Diluito lo stupore, si è fatto spazio un dubbio. E cioè che l’odiosa decisione apparentemente antifemminista fosse invece, nell’evitabilità di una crisi, una «soluzione» quasi paternalistica, di antico buonsenso. C’è un margine del quale bisogna tenere conto in questa realtà paesana dove tutti si conoscono e dove i padri di famiglia sono ancora abituati a fare i padri di famiglia e a portare a casa i soldi e a provvedere ai propri affetti e a far evaporare, assieme a un whiskey e a una tirata di sigaro dopo cena, tutti i problemi che a letto, sul guanciale della moglie proprio non si portano. Le «beghe » si lasciano nello studio, quello dove i soli ad agitarsi per i conti che non tornano sono gli uomini di casa e le fiamme del camino.

Forse, in quest’ottica, in questa mentalità, in questa geografia, dire che in fondo, le donne un lavoro già ce l’hanno e sono i figli, non graffia e non vuole graffiare come graffierebbe da altre parti, dove è già un altro momento. Forse c’è un essere uomini davvero in questo «fare a meno» delle donne, in questa sorta di ingenuità intatta. Forse c’è davvero un intento di far rimanere in guerra chi ha più speranza di portare a casa la pelle. Forse. Ma è un beneficio del dubbio che, ogni tanto, e senza spiegazioni, dobbiamo anche concedere.