L'idea del dopo Silvio? A far paura è il vuoto

Bisogna ripartire da lì, da quell’annuncio di ritiro nel ruolo di Padre nobile, per interrogarsi sull’avvenire di questo paesaccio

Non hanno preso sul serio l’annuncio di Berlusconi del suo ritiro nel 2013. Credono in tanti, nemici, avversari e amici, che sia solo un annuncio tattico, poi cadrà nel dimenticatoio o magari sarà revocato a gentile richiesta del suo popolo e del suo partito; o che lo abbia detto alla vigilia della sentenza Mondadori per disinnescare la miccia. Credono poi che lui usi le pedine Alfano e Letta per Palazzo Chigi e il Quirinale, come stuntmen o coperture che al momento opportuno fanno il passo indietro per lasciare il posto a lui.E poi sono un po’ tutti,nemici,av­versari e amici, terrorizzati di perdere col suo annuncio di ritiro il proprio ruolo disegnato su misura della sua leadership. Con l’aggravante di chi sogna di sconfiggerlo, di cacciarlo, magari di eliminarlo, e non vederlo andar via con le sue gambe, magari integro, e di sua volontà. Io penso invece che si debba prendere sul serio l’annuncio del premier. Non esistono certezze nel futuro eccetto quelle dell’anagrafe. E questo è già un buon motivo per credervi. Si dirà che l’età conta per Palazzo Chigi ma non per il Quirinale. Che sotto sotto Berlusconi possa aspirare al Quirinale mi pare verosimile, comprensibile nel suo ruolo e non vedo perché considerarlo come una specie di oltraggio: ma mi sembra un’ipotesi davvero difficile da praticare e credo che lui ne abbia ormai l’esatta percezione. In un Paese serio una dichiarazione del genere, così esplicita, senza ambiguità, anziché essere accolta da incredulità e diffidenza, comporterebbe due reazioni diverse: da una parte lo stemperarsi dei toni conflittuali, non dico l’onore delle armi che arriva con il ritiro effettivo e non prima, con il suo annuncio, ma un minore accanimento e una maggiore comprensione sul profilo politico e umano. E dall’altra parte comporterebbe una più viva e incisiva preoccupazione per il futuro. Se Berlusconi lascia dopo diciannove anni sei mesi e un giorno di carriera politica, bisogna pur mutare strategie e atteggiamenti. Questo, con furbizia contadina, l’ha capito Di Pietro, un po’ meno il resto. Mi piacerebbe veder fiorire quella politica bella e sorgiva che si dice compressa e depressa dal ciclone berlusconiano. Dovrebbe cominciare un vero confronto di tesi, si dovrebbero delineare impegni di continuità e discontinuità con il presente, percorsi scanditi per temi e per tempi. Invece nulla o poco più. Ancora urla e invettive dei nemici e tra gli alleati qualche amichetto che vuol mettere al sicuro la sua posizione e intanto si porta i giocattoli a casa: come i famosi tre ministeri a Monza per consentire il lavoro a domicilio di tre ministri e dar la parvenza di una Padania-Disneyland per la gioia dei militanti. Poca roba per una svolta come quella che si annuncia. A me resta anche misterioso il fatto che Berlusconi abbia accennato già a fine giugno ai restanti «diciotto mesi di governo» e non ai due anni o quasi, come sarebbe normale riferendosi alla scadenza della legislatura. L’affermazione è sfuggita, mi pare, all’attenzione generale o a me sfugge qualche particolare. Però il fatto che l’eventuale ritiro venga pre-datato al dopo capodanno del 2013 anziché alla scadenza naturale della primavera 2013, vorrà pur dire qualcosa. I toni sobri e l’apprezzabile silenzio di questi giorni sulla sentenza, da parte del premier, indicano pure qualcosa: è tattica, è strategia o il sopraggiungere di un’altra considerazione dei fatti e forse anche di una certa rassegnazione? Ho l’impressione che con la vicenda del comma poi ritirato, Berlusconi abbia assaporato qualcosa che somiglia alla solitudine, anche rispetto a molti suoi affidabili partner, ministri e sottoposti. Certo, Berlusconi non è uno di quelli che va via in punta di piedi e ho difficoltà a immaginarlo in tutù e scarpine che si produce languidamente nel canto del cigno. Però qualcosa è accaduto e a troppi dei suoi nemici, avversari e amici, sembra sfuggito. 4amato e malfamato.                                            
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