Lidia Ravera fa il pit-stop ai camionisti

Attente, donne: nello sfogliare Le seduzioni dell’inverno non lasciatevi irretire dalla trama sentimentale, e badate al sodo. L’ultimo racconto della Ravera non è quello che sembra, «un romanzo appassionante ma di genere popolare»: è un cammino iniziatico al termine del quale vi ritroverete esperte del mestiere di abbindolare il più facoltoso dei maschietti.
Cominciate scansando la prosopopea che ogni tanto appare fra le righe: «Un maggio costretto dietro ante di legno» non vi faccia vacillare, tollerate le espressioni pletoriche («vigile attenzione») nonché l’errore di stampa più lungo e buffo della storia della letteratura italiana: «la vide scendere a esercitare con una certa dose di perfezionis Curiol_interno_def.indd mo, l’agognata fellatio». Dopo essere passate indenni tra la Scilla di «Una voce era penetrata nelle segrete di quella disperazione ottusa» e la Cariddi di «rinchiusi nelle nostre monadi di metallo grigio o blu» (si tratta di banali automobili, anche se le monadi, secondo Leibniz, non hanno finestre né presumibilmente dei finestrini con alzacristalli elettrici) potrete finalmente accedere al vero charme.
Cercate, troverete tutto: l’arte di disporre le steariche («Un motivo di garofani rosa intrecciati per il gambo incorniciava un’unica candela grigio perla incastonata in un candelabro di cristallo»), di cucinare («vol-au-vent ripieni di un mistero cremoso del colore dei funghi porcini»), di scegliere i vestiti («una tunica scollata di velluto verde scuro»). E soprattutto ricordate di trasformarvi in una perfida Messalina che all’escursione notturna nella Suburra abbia sostituito il pit stop in stazioni di servizio pullulanti di camionisti pelosi e senza molari. Camionisti, esatto. Cosa credevate, che la strada che conduce al paradiso dei superattici fosse lastricata di viole del pensiero?