Al Lido via i big italiani, largo agli esordienti

da Roma

Qualcuno, tra gli italiani candidati, c'è rimasto male: il tam-tam mediatico continuava a darlo ben piazzato sul fronte del concorso, invece no. Titoli ritenuti sicuri come Giorni e nuvole di Silvio Soldini, La giusta distanza di Carlo Mazzacurati, Il disco del mondo di Riccardo Milani alla fine dei giochi sono rimasti fuori dal menù. Con abile mossa, Müller e i suoi selezionatori hanno spiazzato le attese. Del resto, non c'erano in ballo big da 90 come Amelio, Bellocchio o Salvatores, sicché è stato più facile offrire l'immagine di una Mostra che punta sui giovani non ancora usurati dal successo e trovare la voglia di osare. Scelta pagante anche sul piano del marketing, tanto i nomi che contano vengono da Stati Uniti, Inghilterra e Francia.
Risultato: come anticipato lunedì, l'italico terzetto in gara è formato da Il dolce e l'amaro di Andrea Porporati (classe 1964) con Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni e Donatella Finocchiaro, Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi (classe 1969) con Bruno Todeschini, Irène Jacob e un inedito Elio Germano nude look, L'ora di punta di Vincenzo Marra (classe 1972) con Michele Lastella, Fanny Ardant e Giulia Bevilacqua. Due opere seconde, un'opera terza. La fortuna ha voluto che anche sul versante della distribuzione - si fa presto a pensar male, da noi - i tre titoli portassero etichette differenti: Medusa, Bim e Raicinema. Ovviamente i «rifiutati», pur masticando amaro o ipotizzando salti a Toronto, San Sebastian o Roma, non commentano. Sarebbe poco elegante, benché in passato sia successo, oltre che inutile.
È stato lo stesso Müller, più loquace e sorridente del solito (dicono stia lavorando alla prospettiva di un secondo mandato), a entrare nei dettagli. Di Porporati dice che il suo film è tra i più belli mai visti sui temi di mafia; di Franchi che il budget più nutrito, rispetto a La spettatrice, non ha affatto intaccato le sue qualità espressive, il suo stile, semmai il contrario; di Marra che l'approdo in concorso è uno sbocco naturale, venendo dopo la Settimana della critica (Tornando a casa) e Orizzonti (Vento di terra).
I tre interessati, naturalmente, festeggiano, anche se c'è da lavorare sodo all'edizione definitiva dei loro film. Dalla saletta del missaggio Franchi fa sapere, ad esempio, che il suo «noir esistenziale», una fosca storia di odio e vendetta dai risvolti psicoanalitici, «intende avvicinarsi con pudore e sensibilità al dolore dei personaggi, che per me sono soprattutto persone, perché è sempre molto difficile salvarsi da se stessi, dalla propria solitudine, dai ricordi che sono spesso lancinanti ferite». Mentre Marra, alle prese con una l'irresistibile ascesa nel campo immobiliare di un ufficiale della Finanza pronto a farsi corrompere e a corrompere a sua volta per farla franca, teorizza che L'ora di punta sigla «la conclusione di una trilogia personale ispirata agli elementi della natura. Dopo l'Acqua e la Terra è la volta del Fuoco».
Sarà interessante registrare come i tre film verranno accolti nell'agone veneziano, di solito poco clemente nei confronti del cinema nazionale. Magari stavolta niente fischi e «buuu», trattandosi di autori giovani, non ancora intromboniti. C'è da augurarsi altresì che il giurato Ferzan Ozpetek non dia seguito al proposito, esplicitato alle agenzie con largo anticipo, di battersi «con le unghie e coi denti» per premiare un film italiano. Con Monicelli presidente s'è visto come andò a finire.