Al Lido di Venezia arriva la Comencini 

Il 7 settembre uno dei tre film italiani  in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 

Il film di Cristina Comencini è uno dei tre film italiani in concorso alla 68à edizione della Mostra del Cinema di Venezia, dal titolo “Quando la notte” con interpreti di valore come Filippo Timi e Claudia Pandolfi. Quest’ultima confessa: “Quando ho visto per la prima volta la pellicola mi sono commossa e sono scoppiata in lacrime”. Un pianto probabilmente giustificato dalla fatica portata a termine dopo essersi immedesimata nel personaggio del film.

Si tratta di una storia intensa e appassionata. Marina (la Pandolfi) e Manfredi (Filippo Timi), si conoscono, si avvicinano timidamente, si desiderano, si respingono e alla fine si ritrovano. La stessa Pandolfi dice di essersi quasi riconosciuta nel ruolo di Marina, persino in quello di madre, specie alle prese con tutti quei problemi che la maternità porta con sé; problemi di cambiamento radicale di vita.

L’attrice ha persino detto che sul set si è creata vere amicizie nuove come con Diana Flori che aveva già conosciuto nella lavorazione di un altro film, “I liceali” e con Giulia Bevilacqua a sua volta conosciuta sul set di “Distretto di polizia”. L’amonia pare avere regnato anche con gli altri attori, come Valerio Mastrandrea, Giorgio Tiraboschi e Francesco Picco Savino.

Si sa che lavorare con la Comencini significa non limitarsi a recitare ma mettersi a fuoco completamente. Nelle scene di nudo, nonostante un po’ di imbarazzo, i protagonisti sono riusciti a dare un senso a una storia d’amore e anche qui il disagio è diventato naturalezza e spontaneità. E’ stato Michele Placido a scoprila a un concorso per Miss Italia, ma il sogno nel cassetto della Pandolfi sarebbe quello di lavorare con Silvio Soldini, Tim Burton o Daniele Lucchetti; di Nanni Moretti dice di preferire rimanere amica.

Timi, nel ruolo di Manfredi è stato pienamente in grado di soddisfare la sceneggiatura o meglio quello che dalla sceneggiatura si sarebbe preteso. Questo ragazzone dal fisico e dal volto “medioevale” dalla voce sgraziata, segnata anhe da balbuzie, gli hanno conferito il carattere che gli si richiedeva. Va ricordato che Timi è uno scrittore, un romanziere di successo e per lui la recitazione non è stata difficile in quanto il lavoro della parola e della psicologia del personaggio gli sono familiari. “Nella battuta ho cercato la verità e quando guardo gli altri attori capisco subito se portano la maschera. Quando balbetto chiedo sempre scusa al regista. Il mio ruolo si svolge tutto sull’interiorizzazione, io stesso, come il personaggio che rappresento, sono timido e ho parecchi travagli interiori. Il senso di abbandono fa parte della mia stessa storia personale”, spiega Timi.

Anche per l’attore lavorare con la Comencini è stata un’esperienza positiva anche se a volte da affettuosa è capace di cabiare umore e sposta dalla scena gli attori senza dare spiegazioni. Però a quanto pare le lunghe chiacchiere filosofiche durante la lavorazione del film sono state costruttive per lo sfaff e ai protagonisti hanno reso il lavoro ancora più piacevole.

La Comencini, figlia d’arte dall’eleganza innata nella sua semplicità, suo padre come tutti sanno era Luigi Comencini, l’autore di “Incompreso” e “Pinocchio”, solo per fare due esempi, ha imparato dalla famiglia a non tirarsi mai indietro; alla fine anche in questa difficile operazione ha ottenuto quello che voleva e si dice soddisfatta. Certo non è stato facile avere il fiuto di scovare attori con turbamenti interiori che si sono ritrovati in armonia nel film come poi nella vita. Anche questo possiamo dire sia un suo merito.

Nelle scene d’amore anche per Timi non c’è stato problema, anche se, dice lui, non si è mai tolto il costume nemmeno al mare. “Mi sento nudo e piccolo solo di fronte al Monte Rosa e mi sono reso conto che basta uno sbadiglio della montagna per farti sparire. A Macugnaga dove la famiglia si ritira, il paese è piccolo ma confortevole, ho sentito che nache la natira, la montagna stessa ti può proteggere, perché ne cogli l’aspetto divino, sacrale e contemporaneamente vieni avvolto da una sorta di misticismo”, ha sottolineato Timi.

Per la Comencini il film il suo film può essere definiti “epico”, a rappresentare un’epoca difficile, dove il lato ruvido e carnale di una coppia, in questo caso dei protagonisti, fa ancora una volta da lente di ingrandimento di che cosa è il rapporto uomo-donna e il significato di una famiglia.