Il Liechtenstein fa la guerra a Berlino

Il conflitto fiscale con la Germania: grazie a una spia la Merkel scova un esercito di evasori. E il principe Alois si infuria

Se provi a metterli tutti insieme, cioè l’intero pueblo unido, compresi donne, bambini, traders finanziari, money manager e headhunters, non riescono a pareggiare l’esercito nemico, nemmeno se li moltiplichi per sette. Ma non hanno paura di niente e di nessuno, nemmeno del ridicolo. E sono pronti ad invadere la Germania, a scatenargli contro una guerra a medio lungo termine, con durata fissa e addebito automatico sul conto corrente. Arroccato nell’inespugnabile Castello di Vaduz da dove si domina il regno Sua Altezza il principe Alois Von und Zu Liechtenstein ha spiegato duro e puro con la sua vocina che graffia gli specchi che un’ora segnata dal destino batte nei cieli della patria, l’ora delle decisioni irrevocabili: «Siamo vittime di un’aggressione da parte della Germania, siamo un piccolo Paese e auspichiamo buone relazioni con i nostri vicini, ma siamo anche uno Stato sovrano che nessuno può permettersi di calpestare». Ha già messo in allerta massima le sue micidiali truppe speciali, le famigerate Blue Chips, perché sarà una guerra durissima ma solo sulla carta, Visa o Mastercard in fondo non fa differenza, perché quella che si combatte tra Germania e Liechtenstein è soprattutto una battaglia del grano.

Chiariamoci bene. Il Liechtenstein più che uno Stato è una cassaforte a cielo aperto incastrata tra i boschi della valle del Reno, inviolabile persino per Diabolik. Abita una superficie quadrata più piccola di Milano, ma ha il più alto reddito procapite del mondo e il suo principe, Alois appunto, è il sesto uomo più ricco del pianeta, patrimonio sui 4mila milioni di dollari, franco più, franco meno. Tutto merito delle 15 banche del Paese che producono ogni anno proventi netti per 26,85 miliardi di euro e gestiscono attività per 160,9 miliardi di franchi. L’Ocse l’ha inserita, più Stato canaglia che paradiso fiscale, nella lista nera dei Paesi che non collaborano nella lotta all’evasione fiscale. E non è difficile capire perché.

Nessuno, nemmeno Arsenio Lupin, era riuscito a entrare nei bunker contabili del Principato. Nessuno fino a qualche giorno fa. Quando per combattere la più grande guerra all’evasione nella storia del Paese, la Germania ha scatenato persino i suoi servizi segreti. I Bond insomma. Che per arrivare alla lista segreta dei 700 evasori che hanno sottratto al fisco qualcosa come 3,4 miliardi di euro non sono andati troppo per il sottile. Hanno pagato un informatore, Heinrich Kieber, funzionario della LGT, il maggiore gruppo bancario del Principato, e ricercato in Spagna per truffa, per ottenere dati riservatissimi su centinaia e centinaia di conti correnti sospetti. Prezzo: cinque milioni di euro e una protezione che lo tenga distante dall’ira del principe, possibilmente in Australia. Ma lui avrebbe già venduto altri dati a decine di Paesi, Usa compresi. Terremoti su terremoti. La Merkel, che ha già ordinato quasi mille perquisizioni in Germania, ha avvertito: «Il Liechtenstein ora mi dovrà spiegare molte cose». Ma Sua Altezza il principe Alois, che è uomo pieno di titoli soprattutto al portatore, non si lascerà facilmente intimidire. Sa che la guerra sarà lunga. Ma lui ha già ipotecato la vittoria...