Il lieve segno degli acquerelli

Certo, sono passati i tempi in cui qui trascorrevano caldi pomeriggi una giovane Vittoria di Inghilterra e Luigi Amedeo di Savoia. E anche quelli, dal dopoguerra fino agli anni '70, scanditi dai soggiorni di personalità del calibro di Ernest Hemingway e Rudolf Nureyev, ma la passeggiata Anita Garibaldi a Nervi conserva intatto il suo fascino. E ambisce ancora a essere meta di questo tratto di Liguria anche con la complicità di quel suo castello eretto nel XVI secolo per scongiurare le incursioni saracene. Castello che negli ultimi tempi, grazie all'impegno del Municipio IX del Levante e all'Associazione Culturale «Voltar Pagina», è diventato teatro di mostre d'arte contemporanea.
Tutto è iniziato con un evento-manifesto, «Pittori figurativi al Castello di Nervi», un'incursione nelle opere di artisti dai percorsi differenti ma vicini nel loro volgersi alla forma. Fra questi, Elisabetta Semeria, che oggi ritorna al Castello con una mostra personale (in corso fino al 15 marzo ore 14.30-18.30; sabato e domenica anche ore 10.30-12.30). S'intitola con immediatezza «Acquerelli», chiarendo non solo il medium attraverso cui l'artista opera ma, soprattutto, il pensiero che sottende la trentina di lavori esposti. Dalle dolci nature morte all'asprezza dei muretti a secco della Sardegna, dagli scorci rubati ai tramonti marocchini fino alle visioni di una natura interiore, è la riflessione sulle possibilità insite nella levità del segno il fulcro della riflessione della Semeria.
Allieva da oltre dieci anni della scuola di acquerello del maestro birmano Ko-Fa, coltiva in e nel silenzio le possibilità che il guardare e non il semplice vedere dischiude, per poi dar loro un corpo sordo al peso quanto a quella caducità che l'arte per sua natura scardina.