Una dieta promette di salvare il Pianeta

Uno studio rivela quale dovrebbe essere la dieta ideale, non solo per tutelare la salute degli esseri umani ma anche quella del pianeta Terra

Il consumo umano di cibo causa danni all’ambiente ma può essere anche dannoso per la salute delle persone, così com’è oggi. Un rapporto, che ha coinvolto 37 esperti in 16 Paesi per tre anni, pubblicato sulla rivista The Lancet dell’Ong “Eat Foundation” spiega come fare per salvare capra e cavoli: con una dieta.

Si parte dal presupposto che nel 2050, la Terra sarà abitata da 10 miliardi di persone e quindi urge una “trasformazione radicale” delle abitudini alimentari. Nella dieta ideale sono previsti infatti quotidianamente 300 grammi di legumi, 200 di frutta e 200 di cereali integrali, 250 grammi di latte intero e solo 14 di carne rossa. In alternativa, la carne rossa può essere sostituita con 29 grammi di pollame, oppure 28 di pesce, 13 di uova o 50 di noci. Non si tratta però di un regime ferreo, perché questo tipo di alimentazione può essere adattato a livello locale secondo “cultura, geografia e demografia”.

Consumare questi cibi ogni giorno sarebbe in grado di prevenire malattie o problemi di salute connessi con una cattiva alimentazione e al tempo stesso la produzione alimentare smetterebbe di essere “una minaccia per la stabilità del nostro sistema climatico e dei (nostri) ecosistemi”. Il consumo agricolo delle foreste e la pesca eccessiva sono i limiti odierni da combattere, uniti al fatto che 820 milioni di persone “non hanno ancora accesso a cibo a sufficienza” e 2,4 miliardi di persone sono in sovrappeso. L’obiettivo si rivolge anche a dimezzare gli sprechi alimentari e le perdite nei processi di produzione.

Il modo in cui mangiamo - ha spiegato uno degli autori dello studio, Tim Lang dell’Università di Londra - è una delle principali cause di cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e malattie non trasmissibili. Allo stesso modo in cui il nostro sistema alimentare è cambiato radicalmente nel ventesimo secolo, crediamo che debba cambiare in maniera nel ventunesimo secolo”. C’è qualcuno però che non è d’accordo con lo studio, e secondo Alexander Anton, responsabile dell'Associazione europea dell'industria del latte, il rapporto “fa proposte estreme per attirare la massima attenzione ma dobbiamo essere più responsabili quando si tratta di fare raccomandazioni nutrizionali”.