Un lifting mal riuscito

Il centrosinistra batte il ferro finché è caldo e cerca di trasformare le primarie in un’operazione di immagine. Negli ultimi quindici giorni il forte recupero dei consensi della Casa delle Libertà nei sondaggi - con un distacco tra le due coalizioni di circa tre punti e mezzo - e la prova di compattezza data dalla maggioranza alla Camera per il voto sulla riforma elettorale, hanno allarmato l’Unione. La «primaria 2005» viene colta come l’occasione per un contropiede, ma a urne chiuse e risultati chiari, dietro il lifting della propaganda si vedono tutti i nodi irrisolti dell’Unione, per cui le primarie sono state un bel giochino per fare un test sulla efficiente macchina organizzativa dei Ds, ma dall’urna vien fuori un risultato che crea altri problemi al centrosinistra.
Primarie e elettorato di sinistra.
I dati forniti dalla Quercia sulla partecipazione alle primarie sono certamente significativi (4 milioni e 300mila votanti), ma il sillogismo per cui quel voto equivale a uno sfratto anticipato del centrodestra da Palazzo Chigi è niente più che pura propaganda. Se prendiamo in considerazione le elezioni politiche del 2001, l’elettorato del centrosinistra è pari a 18.169.813 voti e se i partecipanti alle primarie sono stati circa 4.300.000 è chiaro che ha votato un elettore di sinistra su 5, il 23,6 per cento circa rispetto al totale degli elettori dell’opposizione; inoltre, preso in considerazione il totale del corpo elettorale (49.358.947 italiani) alle primarie dell’Unione ha partecipato l’8,7 per cento degli aventi diritto. È questo un dato che autorizza Prodi, Fassino e Rutelli a dire che il Paese ha bocciato Berlusconi? La risposta è lapalissiana e indica che sulla consultazione della sinistra sulla sinistra in realtà si sta giocando un’abile operazione mediatica, mentre sul fronte politico i temi sono altri.
Rapporti di forza nell’Unione.
Le primarie sono servite a rimettere Romano Prodi in sella all’Unione. Gli scricchiolii della sua leadership si udivano a distanza fino a ieri, ora lo scenario cambia e apre una serie di problemi. Il modesto risultato di Fausto Bertinotti (14,7%) consente a Prodi di mantenere il filo diretto con Rifondazione senza doverne però subire troppo i condizionamenti. Contemporaneamente, Prodi ha un potere di veto più forte su Ds e Margherita, partiti nei quali ora si apre una delicatissima partita interna, con la Quercia pronta a dire sì alla lista unitaria con la Margherita per poi lanciare un’Opa sulla formazione di Rutelli. Prodi ha già mandato avanti Parisi per proporre il déjà vu, l’Ulivo in versione rivista e corretta. Bertinotti ha già fatto sapere di non essere interessato a salire sul treno e il sorprendente Mastella giocherà da solo (e a tutto campo) forte di un ottimo risultato (4,6%). Ieri il vertice della coalizione è stato all’insegna del «volemose bene», da oggi la musica cambia e il copione delle segreterie (Ds in parte e Margherita soprattutto) sarà quello di difendere il potere dei partiti dall’influenza e dal decisionismo dell’uomo senza partito, Prodi.
Legge elettorale e primarie.
La consultazione dell’Unione era stata pensata in un contesto diverso da quello odierno: legge elettorale quasi-maggioritaria, collegi uninominali, quota proporzionale del 25% dove si «pesavano» i partiti, vinceva le elezioni chi si aggiudicava i duelli nei collegi e non sempre chi prendeva più voti di coalizione. La riforma elettorale proporzionale approvata dalla Camera (deve ancora passare al Senato e superare le obiezioni di costituzionalità) mette il centrosinistra di fronte al fatto che i partiti devono presentarsi al voto coalizzati ma in ordine sparso. I voti si contano, uno per uno. Primo problema irrisolto: dove si candida Romano Prodi, il leader scelto dalle primarie? Con la Margherita? O con i Ds? La scelta influenzerà l’elettorato e gli equilibri interni: se Prodi va al centro, fa perdere voti a sinistra, se va a sinistra fa perdere voti al centro. Va da solo? Fa perdere voti a tutti. In ogni caso, non sarà più il candidato super partes di tutta l’Unione e per questo Prodi insiste nella lista unitaria Ds-Margherita e nella riedizione dell’Ulivo. Domanda: può una lista sola attrarre - con la legge elettorale proporzionale - più voti di tre o quattro liste? I numeri e la logica dicono che è quasi impossibile. Più liste significa più candidati e più candidati significa più persone mobilitate per la campagna elettorale e, dulcis in fundo, più voti. Ecco perché le primarie con la legge elettorale proporzionale sono inutili: il leader della coalizione è quello del partito che prende più voti, non quello che esce da una consultazione interna.
È paradossale, ma nell’Unione sembrano ragionare «fuori fuso orario»: quando dissero no alla lista unitaria di Prodi pensavano con una testa da proporzionale nel tempo del maggioritario; ora che si apprestano a dire sì a Prodi, obtorto collo, ragionano con la testa del maggioritario, ma sono già entrati nel tempo del proporzionale. Comunque, sempre fuori tempo.